Se è immorale ciò che rende l’uomo peggiore è incostituzionale ciò che è immorale

Dato che lo stato ha il dovere di tutelare e favorire lo sviluppo morale dei cittadini ha quindi il dovere di impedire:

– tutto ciò che si oppone al progresso morale e spirituale dell’individuo;

– tutto ciò che ostacola lo sviluppo della sensibilità dell’animo umano;

– ogni attività che incide negativamente sul piano emotivo e della dignità umana;

dal momento che è immorale:

– allevare animali in condizioni di perenne sofferenza;

– che il 40% del raccolto mondiale di cereali vengono utilizzati per gli animali d’allevamento;

– che il 60% dei prodotti impiegati negli allevamenti intensivi viene importato dai paesi in via di sviluppo;

– che per produrre 1 kg di carne bovina sono necessari 9 kg di cereali;

– che con 2 Kg di cereali si potrebbero sfamare 8 bambini per un giorno;

– che un terzo delle materie prime viene assorbito dagli allevamenti intensivi;

– che per un solo hamburger vengono abbattuti 5 mq di foresta

– che il gli allevamenti intensivi assorbono più del 50% del consumo totale di acqua potabile;

– che gli allevamenti producono il 20% complessivo di metano altamente tossico;

– che il liquame prodotto dagli allevamenti contribuiscono alla formazione delle piogge acide e alla moria dei boschi e che ogni due secondi viene distrutta una superficie forestale quanto un campo di calcio per ricavare prati da pascolo;

e dal momento che:

– è crudele strappare il proprio piccolo alla madre per farlo macellare;

– è tirannico rendere in schiavitù un essere, assoggettarlo a vantaggio di un altro;

– è sadico procurarsi un piacere sulla sofferenza e sulla morte di un animale indifeso;

– è ingiusto provare del bene più prezioso, la libertà, una creatura nata per essere libera;

– l’abitudine a mangiare la carne ostacola lo sviluppo delle qualità morali dell’individuo, preclude lo sviluppo di quei valori imprescindibili per la realizzazione di un mondo migliore;

– uccidere, o delegare qualcuno ad uccidere un animale, è un fatto crudele che oscura la coscienza morale individuale collettiva;

– i mattatoi, dove vengono uccisi sistematicamente esseri senzienti, sono dei veri campi di concentramento e di sterminio, un luogo infernale che abitua l’uomo a convivere con l’idea della sopraffazione del più debole a vantaggio del più forte;

dal momento che:

– questo legittima la logica che indusse il razzismo a considerare esseri inferiori gli schiavi, i negri, gli ebrei e avvalora la legge del più forte e del fine che giustifica i mezzi: l’identica motivazione assunta dal criminale per giustificare i suoi delitti e che, inoltre induce alla trasgressione del comando “Non ammazzare” e “Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto”;

– il carnivorismo incide negativamente sulla sfera emotiva dell’individuo, sulla sua coscienza morale e sul suo piano spirituale perché induce a reprimere il sentimento di compassione verso la sofferenza dell’animale, verso la condivisione delle necessità vitali delle altre creature, induce alla durezza del cuore e all’insensibilità verso l’altrui sofferenza, oltre ad indurre ad una chiusura morale e concettuale anche nei confronti dei diritti fondamentali del prossimo;

– la fame nel mondo è principalmente dovuta alla sottrazione delle risorse naturali operate per ingrassare gli animali d’allevamento dei paesi avanzati, mangiare la carne equivale ad affamare o anche causare la morte a qualcuno nel 3° Mondo;

– l’abitudine acquisita del mangiar carne impedisce all’individuo lo sviluppo del senso critico e la capacità di guardare agli effetti prodotti dalle sue stesse azioni;

– quando il proprio piacere viene considerato più importante della sofferenza e della vita di un altro essere vivente l’uomo tende a giustificare un’azione delittuosa in vista di un presunto vantaggio personale. L’appagamento di un piacere, che va a danno di terzi, inclina l’individuo a soddisfare ad ogni costo le proprie esigenze personali, questo gli preclude la possibilità di doversi invece uniformare a ciò che è giusto piuttosto a ciò che piace;

– le false immagini di animali sereni al pascolo, felici di diventare alimento per gli umani, nascondono volutamente la tremenda realtà cui sono condannati gli animali nell’allevamento, nel trasporto e nella macellazione. Questo occultamento della verità, questo presentare una realtà distorta, induce alla sonnolenza morale l’individuo e allo spegnimento del suo senso critico, piedistallo di tutte le tirannie;

– è la coscienza dell’uomo a fare la storia, la qual coscienza si esprime a seconda del grado di civiltà, di sensibilità umana e di giustizia dell’individuo. L’abitudine a mangiare la carne incide negativamente sulla coscienza individuale e collettiva e predispone l’essere umano all’indifferenza anche verso la sofferenza del prossimo;

– da un’analisi di antropologia morale se ne deduce che ogni crimine, di cui l’uomo è capace di macchiarsi, scaturisce dall’insensibilità del suo cuore verso la  sofferenza altrui e soprattutto dal disprezzo del valore della vita in senso lato. Questo tende a spegnere la naturale repulsione dell’essere umano verso la violenza e preclude lo sviluppo della sfera emotiva e del sentimento di pietà: condizione imprescindibile per la realizzazione di un mondo migliore;

– la spontanea repulsione alla violenza specialmente dei bambini (ai quali in modo subdolo vengono indotti a mangiare gli animali che amano) indica chiaramente che questa è un’azione contraria ai valori morali della coscienza dell’uomo. Nessuno genitore farebbe assistere ai propri figli a ciò che accade nei mattatoi. E pochi mangerebbero la carne se dovessero uccidere con le proprie mani l’animale di cui poi mangiano il corpo;

– vi è un legame profondo tra il causare violenza agli animali ed essere inclini alla violenza verso gli esseri umani. Da statistiche ufficiali risulta che il 34% dei criminali che hanno commesso violenze sui bambini hanno sperimentato la propria violenza sugli animali. Per contro difficilmente l’uomo nuocerebbe al suo simile se fosse educato alla gentilezza verso ogni essere vivente;

– limitare la manifestazione del sentimento di compassione ai propri simili significa mutilare inevitabilmente la capacità espressiva della coscienza morale dell’individuo anche nei confronti degli uomini. Come potrebbe il primogenito essere giusto ed amorevole nei confronti di un suo solo fratello se venisse educato ad esercitare ogni crudeltà ed ingiustizia nei confronti degli altri componenti la famiglia?

– non essere vegetariani significa agire da irresponsabili dal momento che chi mangia la carne oltre a predisporre il proprio organismo alla malattia, oltre a causare l’uccisione di animali innocenti per il proprio egoistico piacere, oltre a contribuire ad affamare, o ad uccidere, qualcuno nel Terzo Mondo, inquina l’ambiente e distrugge la natura.

Per quanto suddetto ritengo che debba essere messa al bando ogni attività incompatibile con lo sviluppo della coscienza morale dell’essere umano come è necessario sia sostenuto tutto ciò che favorisce lo sviluppo dei valori morali dell’individuo.

Ritengo che lo Stato non debba consentire e tanto meno favorire attività contrarie al comune sentimento morale e che tutto ciò che causa sofferenza, privazione della libertà e morte ad esseri senzienti, come la vivisezione, la caccia, la pesca, l’allevamento di animali, la mattazione non debba essere consentito dallo Stato ma anzi che debba impegnarsi per il bene civile, morale e spirituale specialmente dei cittadini che operano in questi settori di poter svolgere attività sostitutive.

Consentendo la diffusione e l’utilizzo del prodotto carneo lo Stato si rende responsabile dell’atrofizzazione della sensibilità dell’animo umano spontaneamente incline alla compassione e all’avversione verso la violenza esercitata sugli animali che necessariamente vengono uccisi. L’indifferenza verso il valore della vita e verso la sofferenza degli animali genera durezza di cuore nella gente, una mentalità di predominio del più forte sul più debole, di disprezzo nei confronti delle differenze formali e sostanziali componenti la vita e preclude lo sviluppo di una mentalità di pace e di non violenza, di rispetto, di condivisione, di benevolenza nei confronti degli stessi esseri umani. E come può l’uomo sviluppare in se stesso valori di sensibilità e di altruismo se viene abituato a convivere con i campi di concentramento e di sterminio dei mattatoi alle porte di ogni agglomerato urbano il cui risultato finale è sponsorizzato dallo Stato?

Come l’obbligo di non nuocere, non fare apologia di reato o svolgere attività in contrasto con i principi di democrazia e di giustizia, essere vegetariani deve essere considerato non più una scelta personale ma un preciso obbligo morale per tutti, specialmente da coloro che sono al vertice del sistema.

Per quanto suddetto io accuso di genocidio morale nei confronti dell’uomo e di crimini contro il creato.

Io accuso capi di Stato, rappresentanti politici, religiosi, dell’educazione, dell’economia, della legge, del commercio, di generare, favorire e sostenere l’ignoranza, la violenza e la malattia delle persone. Essi sanno che se l’essere umano è ignorante, violento e malato può essere manovrato dai centri di potere; sanno che se l’uomo è istruito non può essere raggirato; sanno che se l’uomo è mite bisognerà abolire gli eserciti, le forze di polizia, le industrie delle armi, sanno che la salute non rende mentre la malattia dà sostentamento ad una folla sconfinata di addetti.

Ma essi non possono consentire, favorire, giustificare pratiche che rendono l’uomo peggiore.

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