Personaggi pubblici eticamente incompatibili

Credo che il mangiar carne sia la prova del fuoco per chiunque parli di giustizia sociale, di solidarietà, di pace, di amore per il prossimo, di tutela dell’ambiente, di economia, di in un mondo senza soprusi, egoismi, malattie, violenza, miseria… Se questa persona usa mangiare la carne per solo piacere gastronomico, questa vive una tremenda contraddizione perché causa i problemi che teoricamente vorrebbe abolire.

Immaginiamo i personaggi più noti: il Papa, il Presidente della Repubblica, del Consiglio, esponenti politici, presidenti Ong, opinionisti televisivi, direttori di giornali ecc. mentre in televisione elargiscono consigli su come rendere più giusta la società. Se questi considerano lecito e giusto mangiare il corpo di animali allevati per essere uccisi per il piacere del loro palato allora, oltre ad evidenziare la loro incoerenza, si riduce drammaticamente il loro spessore morale e la loro sfera percettiva. Se sono consapevoli degli effetti prodotti allora sono persone insensibili alla sofferenza che producono e quindi inadatte a cariche pubbliche; se invece non sono consapevoli dei danni causati da questa scellerata scelta alimentare, che causa malattie, inquinamento, distruzione dell’ambiente, fame nel mondo… allora la mancanza di conoscenza non li rende idonei ad essere leader.

Questi personaggi, ai quali sembra stia a cuore il bene del popolo, si ritroveranno a cena con nel piatto le spoglie di un agnello, vitello, pollo o aragosta: animali sacrificati per deliziare il loro palato, diversi da noi solo nella forma; per cui masticare le loro parti anatomiche è un pò come mangiare un nostro simile. Questi personaggi ai quali sicuramente scarseggia la sensibilità umana, il senso della giustizia, la capacità di comprenderne gli effetti prodotti, non possono essere considerati adatti a ricoprire il loro ruolo.

Ma la coerenza è prerogativa dei grandi spiriti. E un leader incoerente non può mai essere affidabile. La coerenza vorrebbe che chi ritiene giusto mangiare la carne uccidesse con le proprie mani l’animale (immaginare uno di questi personaggi sporchi di sangue perché intenti ad uccidere un vitellino, un maiale o un pollo sarebbe una dimostrazione di coerenza). Se invece rifiuta l’operazione ritenendo sia un’azione crudele, raccapricciante, ripugnante, e delega altri a commettere ciò che in prima persona non ha il coraggio di compiere, allora è persona pavida, ipocrita perché accetta gli effetti di un atto che condanna, solo perché questo gli procura piacere.

Il magistrato, il giudice che fa della giustizia il suo vessillo, se mangia la carne causa ad un essere innocente l’ingiustizia suprema della violenza e della morte e quindi non può essere adatto al suo ruolo, dal momento che l’ingiustizia e la sofferenza non varia a seconda della vittima. Se non considera la vita dell’animale che ha nel piatto, se non dà valore alla sofferenza causata, se usa differenziare vita da vita, dolore da dolore, ingiustizia da ingiustizia non è in grado di capire che è proprio questo ciò che inclina l’essere umano ad ogni violenza e ad ogni ingiustizia nei confronti dell’uomo.

Il politico che legifera per la buona economia e mangia prodotti animali ha percezioni limitate se non si accorge che l’alimentazione carnea triplica il costo della vita dei cittadini; che il pericolo maggiore non viene dalla disoccupazione o dall’evasione delle tasse ma di ciò che porta a tavola la popolazione. Se non sa vedere l’impatto devastante degli allevamenti di animali da macello sulla vita personale collettiva, se non è a conoscenza che per produrre 1 kg di carne di manzo sono necessari 50.000 litri di acqua, 9 litri di petrolio, 15 kg di cereali e che occorre sacrificare 12 mq di foresta e che questo kg di carne di manzo genear 36 kg di anidrite carbonica, se non tiene conto di tutto questo non è adatto al suo ruolo.

Il prete che giustifica la supremazia dell’uomo sul creato, che trascura il dolore degli altri esseri viventi, che benedice la strage di animali, che sale sull’altare con nello stomaco i resti di un animale ucciso per il piacere del suo palato, non è adatto al mondo dello spirito. Il prete che tanto generosamente si presta ad aiutare i poveri dando loro da mangiare i corpi di animali assassinati ha la vista corta se non si accorge che è proprio da questa indifferenza verso le creature innocenti, che urlano inascoltate, che si genera la miseria morale e la fame sul pianeta. Come può la Chiesa pensare di liberare il genere umano dalla violenza se autorizza gli uomini ad esercitare ogni forma di crudeltà nei confronti di miliardi di animali innocenti? Come può lottare contro la fame nel mondo se sono proprio gli allevamenti di animali e la produzione di mangimi i massimi responsabili di tale flagello?

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