Nutriamandoci (Mente, Corpo e Spirito)

L’uomo è ammalato nel corpo perché è ammalata la sua mente e la sua mente è ammalata perché è ammalata la sua anima. Diceva Platone: “Non bisognerebbe fare alcun tentativo di curare il corpo disgiunto dall’anima, e per ottenere la salute della stessa e del corpo è necessario curare la mente”.

Nutriamandoci: nutrirsi amando se stessi. Per amare veramente se stessi è necessario essere consapevoli che l’entità umana è fatta da tre componenti: corpo, mente e spirito e queste tre parti sono inseparabili, si influenzano reciprocamente al punto che se una sola di queste sta male ne soffrono anche le altre due. Se una sola parte del nostro corpo è sofferente viene a generarsi un malessere generale. Quindi per amare veramente noi stessi e ciò che ci circonda dobbiamo aver cura simultaneamente di queste tre componenti che condizionano la nostra vita ed essere consapevoli che quando una non funziona è segno che c’è qualcosa di sbagliato nel nostro modo di vivere e di interpretare la vita. La condizione generale di ognuno dipende sempre dal suo livello evolutivo. A parte aspetti genetici, la persona che gode buona salute perché cura il corpo ma trascura le altre due entità il suo benessere è solo temporaneo. Vi sono santi che trascurano la parte fisica ma sono sofferenti. Le nostre tre entità non solo devono essere armoniche singolarmente ma tra loro avere lo stesso livello evolutivo. Soltanto allora si può parlare di benessere integrale. Insomma se siamo sofferenti per qualche causa interna vuol dire che abbiamo trascurato o trascuriamo una delle tre componenti. L’adesione alla cultura del biocentrismo e quindi del vegetarismo è in grado di risolvere i tre mali fondamentali dell’uomo: il male fisico, quello mentale e quello spirituale.

La dimensione fisica o corporea

Quando il corpo digiuna è l’anima che ha fame. L’origine della malattia non è materiale. La malattia del corpo è la conseguenza della malattia della mente e dell’anima. Quando per nutrirti fai torto agli altri ne paghi le conseguenze. Il corpo si ammala perché l’individuo vive male, si alimenta male, (si diventa quello che si mangia: se in una macchina progettata a benzina inserisci anche gasolio…), La scelta di un determinato alimento viene fatta dalla mente e la mente non è mai disgiunta dalla coscienza. La tossiemia.

Quali sono le cose che fanno ammalare il corpo? Alimentazione sbagliata, carne, pesci e derivati animali, cibi raffinati, zuccheri, sale, alcol, cibi cotti, tutti i cibi trattati, conservati, innaturali.

Come alimentarsi per guarire o conservare la salute: oltre ad evitare i componenti suddetti occorre seguire la dieta vegana, mangiare cibi biologici, meglio integrali e biodinamici: il 70% di degli alimenti tra frutta e verdura dovrebbe essere crudo, mangiare poco e in modo frugale, mangiare con calma masticando bene, combinare gli alimenti, limitare i cibi cotti, bere lontano dai pasti, rientrare nella natura e respirare aria buona imparando le tecniche della respirazione, fare esercizio fisico, fare qualche giorno di digiuno al mese.

La mente: se il computer di bordo ci da dati sbagliati sui percorsi da seguire e sulla meta da raggiungere allora la nave rischia di schiantarsi contro qualche scoglio. La mente è una macchina che funziona a glucosio, che si trova principalmente nella frutta e nella verdura: ne servono almeno 100 grammi al giorno che corrispondono a circa 500 calorie.

Una mente possiamo dire che è ammalata quando non pensa in modo positivo e quindi si esprime in modo lesivo per l’organismo che la contiene e per gli altri.

Duemila anni fa Giovenale affermava “mens sana in corpore sano”, infatti quando l’individuo gode buona salute, perché vive e si alimenta correttamente, aumenta la basicità del suo sangue e con essa si sviluppa il suo acume, la sua intelligenza positiva, la sua saggezza, la sua lungimiranza. Questo aspetto è confermato anche scientificamente dalla biochimica dei neurotrasmettitori che spiega le radici alimentari dell’aggressività umana. Gli alimenti, infatti, condizionano il biochimismo cerebrale, il pensiero e quindi il comportamento delle persone. Carne e pesce fanno aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello dei 2 neurotrasmettitori dopamina e adrenalina responsabili della grinta e dell’aggressività tipica degli animali predatori. Un eccesso proteico dovuto alla carne oppure a cibi troppo ricchi di proteine causa carenza di triptofano e serotonina. Il triptofano è presente anche nella carne ma il triptofano che viene dalla carne o da cibi iperproteici aumentano contemporaneamente altri 2 aminoacidi, la leucina e la tirosina in misura maggiore rispetto al triptofano il quale giunge al cervello in dosi minori perché questi impegnano i meccanismi di trasporto degli aminoacidi a discapito del triptofano il quale giunge al cervello in dosi minori generando aggressività e violenza nell’individuo. Per contro i vegetali per il loro alto contenuto di amidi e fibra favoriscono la concentrazione di triptofano nel cervello consentendone la trasformazione in serotonina che è il neurotrasmettitore tipico di uno stato di calma, di serenità, di socievolezza; inducono il ritmo di base “alfa” che caratterizza un cervello cosciente e vigile accompagnato da un senso di benessere generale analogo allo stato di meditazione che permette all’individuo di entrare in contatto con le realtà più profonde della sua vera natura favorendo immaginazione e creatività. Inoltre, sotto l’aspetto bio-energetico l’alimentazione carnea abbassa le frequenze energetiche dei chakra, l’energia diventa più densa e scorre più lentamente, le persone tendono ad essere più aggressive e tese, perché vengono sollecitati i chakra istintuali. L’alimentazione vegetariana invece consente la depurazione dell’organismo che si ripercuote sui chakra che alimentano l’aspetto mentale e spirituale: l’energia della persona diventa più armonica ed equilibrata, aumenta la vibrazione complessiva e ci si avvicina al piano delle percezioni superiori.

Come aiutare la mente a sviluppare in se stessa la parte positiva? Abituando la mente a pensare in modo positivo, allontanarsi da ogni pensiero che genera rancore, antipatia, odio, vendetta, invidia, disprezzo, desideri sfrenati e poi meditare, fare esercizi di concentrazione, pregare, stare in silenzio, leggere poesie, imparare a dare il giusto valore alle cose, perché sono più le cose che ci fanno paura che quelle che realmente ci minacciano.

La dimensione spirituale del soggetto: è il cuore dell’uomo a fare la storia…

Per dimensione spirituale si intende la sfera dei sentimenti, la sensibilità del cuore, la capacità di condividere le altrui necessità e di immedesimarsi nelle esigenze vitali degli altri, insomma l’amore.

Questa parte dell’individuo si ammala o è ammalata perché non viene coltivata, non viene aiutata a svilupparsi. Come il corpo e la mente hanno bisogno di esercizi per mantenersi efficienti così è la dimensione emotiva e spirituale dell’uomo.

Diceva il filosofo Simon Weil: “La compassione è un miracolo più grande del camminare sulle acque”. L’importanza dell’astinenza della carne considerata come condizione imprescindibile per raggiungere le alte vette della spiritualità è stata da sempre raccomandata dai grandi iniziati, mistici e santi di ogni tempo e paese. Questa regola di vita ha radici antichissime parte dagli antichi Veda e arriva fino a noi attraverso il pensiero di Leonardo da Vinci, Gandhi, Capitini ecc. Tale concetto viene messo in atto dall’Induismo, da Krisna, dalla tradizione Indiana, dai Brahmani, dal Buddismo, dallo Zoroastrismo, dal Taoismo, dallo Jainismo, anche da alcune frange dell’ Ebraismo, e successivamente anche dai santi Sufi dell’Islamismo; dagli antichi Egizi, dall’Orfismo, dai Misteri Eleusini, dagli Oracoli Caldei, dai Pitagorici, dagli Stoici, dai Neoplatonici, da Ermete Trismegisto, dai Padri della Chiesa cattolica d’Oriente e d’Occidente, e quindi dai primi cristiani, da molte sette spirituali e comunità religiose al tempo di Gesù, da molti se non tutti gli Ordini monastici; lo stesso concetto è evidente nei Vangeli apocrifi in particolare nel Vangelo Esseno della pace, nel Vangelo dei 12 apostoli, e soprattutto nelle Pergamene del Mar Morto rinvenute nel 1947 a Qumran una località dove visse la comunità degli Esseni, ed infine nel pensiero dei più grandi filosofi e uomini di scienza come Aristotele, Cicerone, Darwin, Einstein, Euripide, Goethe, Ippocrate, Marco Aurelio, Nietzsche, Orazio, Ovidio, Platone, Schopenhauer, Seneca, Schweitzer, Socrate, Spinosa, Virgilio ecc.

Perché l’uomo è diventato aggressivo e insensibile?…Le origini della violenza umana…

I nostri progenitori fruttariani nell’ultima glaciazione Wurm III dell’era quaternaria nel periodo chiamato pleistocene, circa un milione di anni fa, quando le foreste si trasformano in savane furono costretti a vivere di sciacallaggio, cioè mangiare i resti degli animali predatori, ma col tempo impararono a cacciare e quindi ad uccidere direttamente gli animali e a mangiare il corpo sanguinolento e palpitante di un animale appena ucciso. Si abituarono alla vista del sangue e della morte violenta e la sfera “emotiva,” che con l’evoluzione si stava sviluppando nella coscienza della specie che andò scemando fino a restare circoscritta solo a quelli della sua stessa razza e rallentò, se non precluse il suo stesso sviluppo. L’ominide aveva imparato ad uccidere e l’azione inizialmente sporadica si ripeté ogni qualvolta vi fu la necessità di difendere il proprio pasto, la propria pozza di acqua, il proprio giaciglio, la propria compagna. Il danno nella sua coscienza era stato irrimediabilmente compiuto ma con l’uso della violenza a pagarne le conseguenze furono anche quelli della sua stessa specie nei confronti dei quali era ormai capace di mettere in atto le stesse azioni distruttrici: l’uccisone di altri animali aveva decretato la morte della sensibilità umana.

Come sviluppare la parte emozionale e spirituale dell’individuo? Che cosa c’è di più importante per l’anima della compassione, della pietà, delle misericordia e della condivisione? E che cosa causa maggiormente la disumanizzazione della coscienza umana se non la strage degli animali? gli esseri pi innocenti ed indifesi?

Innanzitutto occorre eliminare gli stadi emozionali negativi, il biasimo, la critica disfattista, la maldicenza, il malumore, la cattiveria, l’egoismo, l’indifferenza verso il dolore altrui (questi sono ciò che maggiormente precludono la serenità d’animo e impediscono di raggiungere il benessere integrale) e sostituirli invece con la comprensione, la tolleranza, la gratitudine, il garbo, la gentilezza, il dialogo costruttivo, la mitezza; bisogna impegnarsi a superare i propri limiti in modo da non essere condizionati dai propri impulsi disarmonici; bisogna coltivare la virtù, avere la forza di rinunciare alle cose materiali a beneficio di quelle spirituali, dedicare più tempo ai propri ideali, alla cause giuste dando il proprio contributo per un mondo migliore, fare in modo che le nostre azioni o le nostre scelte non siano mai lesive per alcuno, cercando di non fare mai lo stesso errore, essere sempre onesti e leali disponendosi per prima a comportarsi nei confronti degli altri come vorremmo che gli altri si comportassero con noi: solo in questo modo si ottiene l’espansione della propria coscienza. Occorre che ognuno impari ad essere artefice del proprio destino e che smetta di delegare altri a gestire l proprio corpo, la propria mente e la propria anima. Devi capire che solo tu puoi guarire te stesso perché solo tu conosci le vere cause che ti hanno portato alla malattia. Occorre essere liberi dentro ma soprattutto è necessario imparare a valorizzare la differenza formale delle cose, osservare il piccolo, il minuto, imparare a stupirsi della bellezza di un fiore, di una formica immedesimandoci nel loro sforzo di esistere: questo è il modo più semplice e più efficace per sviluppare la sensibilità del cuore, il senso della condivisione, della compassione: le sole vere armi per rendere l’uomo più sensibile e giusto e quindi capace di realizzare un mondo migliore.

Insomma il solo modo di assicurare a se stessi il benessere integrale e risolvere i più gravi problemi del mondo è quello di acquisire una mentalità, ma soprattutto, una coscienza universalista.

Proposte:

– essere consapevoli che siamo chiamati ad una vera missione da portare avanti contro la cultura della sonnolenza esistenziale e morale, dell’insensibilità, dell’indifferenza e del superficialismo voluta dai centri di potere massmediatico;

– dobbiamo farci tutti parte attiva informando e sensibilizzando, scrivendo ai giornali, organizzando gruppi di divulgazione della cultura universalista; conoscenza e liberazione integrale deve essere il nostro slogan e la nostra bandiera;

– istituire un comitato di cultura universalista i cui componenti, esperti nelle varie discipline che la caratterizzano, siano disposti a spostarsi in ogni luogo per informare e sensibilizzare la gente sulle nostre tematiche;

– sostenere la necessità dell’etica universale nelle scuole, del biocentrismo, del vegetarianesimo spingendo lo Stato affinché si impegni a formare la coscienza morale dei cittadini: la pace, la giustizia, la fraterna collaborazione, l’onesta ecc. devono essere insegnate a scuola con lo stesso impegno delle altre discipline scolastiche; ed infine

– essere di esempio in ogni circostanza.

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