Non si vincono le battaglie coi soli buoni propositi

Ogni giorno vengono commessi delitti che fanno vergognare di appartenere alla specie umana. C’è la vergogna della prostituzione infantile che vede coinvolti 8 milioni e mezzo di bambini; quella dei bambini soldato, (almeno 2 milioni); dei bambini rapiti o venduti per l’espianto di organi; c’è la morte per fame che miete 20 mila vittime al giorno; c’è la guerra, il terrorismo, la criminalità organizzata, la tortura, la pena di morte; poi c’è l’inferno della vivisezione con 300 milioni di animali sacrificati ogni anno, la mattazione con i suoi 20 miliardi di animali di grossa mole allevati in condizioni terribili e massacrati, gli OGM; e poi ci sono i delitti contro la natura (dall’inizio del 900 ad oggi sono state abbattute foreste quanto l’intera Europa, cioè metà delle foreste del mondo); metà dei fiumi è in crisi e rischia di sparire; oltre la metà delle specie di uccelli è in via di estinzione; i grandi pesci del Nord Atlantico in 50 anni sono diminuiti del 70%; 300 mila delfini e 1400 balene vengono uccise ogni anno; il 99% delle balenottere azzurre del pacifico è stato sterminato e la lista potrebbe continuare.  E noi? In questo preoccupante scenario collettivo stiamo lavorando per la risoluzione del problema o siamo spettatori passivi?

L’impegno dei pochi non basa a neutralizzare l’indolenza della maggior parte dei coloro che sperano in un mondo migliore ma aspettano che siano gli altri a realizzarlo. Le battaglie non si vincono con i soli buoni propositi.

Ognuno interroghi se stesso se in questo nostro ideale di giustizia e amore sta dando quanto è necessario oppure i ritagli del suo tempo superfluo. I più sono tiepidi, incoerenti, vivono di quietismo e nell’accettazione passiva degli eventi.

Chi realmente sente la tragicità della situazione che è andata sviluppandosi ma intravede nella nostra opera uno dei mezzi più potenti per la sua risoluzione non può esimersi dall’agire: non può partecipare alla battaglia quando ha tempo e voglia. Mentre siamo travolti dalla nostra singola tempesta a causa delle mille cose di ogni giorno, che spesso ci inventiamo; mentre ci perdiamo in avvilenti elucubrazioni teoriche, c’è chi soffre e muore per mancanza di aiuto. Ma noi non abbiamo tempo. Abbiamo i nostri impegni quotidiani, quelli familiari, quelli lavorativi, allo svago non possiamo rinunciare, un hobby bisogna pure coltivarlo e così via.

Quanto del nostro tempo dedichiamo alla nostra causa? Non riusciamo ad essere un fronte unico, una forza sociale in grado di “imporre” la cultura della vita, della vera civiltà  anche se siamo in tanti a cercare l’evoluzione integrale dell’uomo e la salvezza del pianeta. Vi è in atto una guerra tra la vita e la distruzione morale e fisica del pianeta, tra l’evoluzione e l’oscurantismo esistenziale, ma coloro che combattono sono in pochi e disorganizzati perché la maggioranza non sente, non  fa suo, il dramma delle vittime (sia uomini che animali); non condivide il dolore di coloro cui vengono negati i diritti fondamentali all’esistenza. Il resto si limita a sperare.

Manca la consapevolezza che ogni singola azione è un seme che a breve o a lunga scadenza darà i frutti della nuova umanità e salverà dal dolore e dalla morte poche e molte vittime innocenti: ogni persona che diventa vegetariana salva la vita a migliaia di animali, oltre a diffondere la cultura dell’amore universale e porre le basi della nuova civiltà umana.

Nella nostra società vi è un esercito immenso di persone  (specialmente nella fascia dei pensionati) che non sa come impiegare il suo tempo per non morire d’inedia, mentre innumerevoli organismi avrebbero un disperato bisogno di operatori per portare avanti i loro giusti programmi di giustizia sociale. E mentre la maggior parte delle persone (per atavica abitudine) si lamenta di tutto e di tutti aspetta che siano “gli altri” a porre rimedio, mentre il problema fondamentale resta, da sempre, all’interno di ognuno di noi, nella nostra coscienza che deve arricchirsi con l’azione. Se vuoi un mondo migliore devi dare il tuo contributo altrimenti non hai diritto di lamentarti delle ingiustizie, della corruzione, della disarmonia; se non operi per la soluzione del problema probabilmente sei parte della causa che lo genera.

La storia si ripete. Tutte le tirannie si instaurano sulle masse indolenti perché i pochi che si impegnano in prima persona non bastano a neutralizzare gli effetti negativi dei meccanismi economici, politici o religiosi sostenuti dai grandi centri di potere.

Il mondo può cambiare ma dipende anche dall’azione di ognuno di noi che si impegna a vivere in prima persona la nuova dimensione spirituale confacente alle aspettative che la nuova realtà richiede. Non si può vincere la guerra esterna se prima non si vince la battaglia dentro se stessi. Ma se anche impegnassimo tutte le nostre energie in difesa degli animali e della natura e dimenticassimo il dramma degli umani; e anche se ci interessassimo degli uni e degli altri ma trascurassimo il nostro personale   progresso morale, civile e spirituale, non solo non saremmo in grado di dare un valido contributo alla nostra causa ma dimostreremmo di non aver capito che la vera e improcrastinabile rivoluzione è quella da attuare su noi stessi superando i nostri limiti, le nostre paure, i nostri egoismi, il nostro quietismo e saper essere esempio di saggezza, di equilibrio, di altruismo, di buon senso.

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