Mente, corpo, spirito

“Non si dovrebbe intraprendere la cura di una parte senza tener conto del tutto. Non dovrebbe venir fatto alcun tentativo di curare il corpo disgiunto dall’anima e, per ottenere la salute della testa e del corpo è necessario cominciare curando la mente… Perché questo è il grande errore dei nostri giorni nella cura del corpo umano, che si compie separando l’anima dal corpo”. Platone (427-347 a.C.)

L’etica universale del biocentrismo è uno stato della coscienza più ampio, è la visione unitaria delle cose, è la consapevolezza che tutto ciò che esiste è parte inscindibile di un solo grande organismo, è l’anello mancante alla cultura esistenziale per poter realizzare un mondo migliore.

Nella sua attuazione pratica richiede al soggetto una coscienza individuale più giusta, una mentalità di pace e di giustizia più ampia e profonda dagli schemi convenzionali marcatamente antropocentrici, la capacità di estendere il diritto al rispetto, alla libertà e alla vita dall’uomo ad ogni essere senziente nella consapevolezza che più un essere è debole e indifeso e più ha il diritto di essere tutelato dal più forte.

La filosofia del biocentrismo affonda le sue radici nel pensiero dei grandi uomini di spiritualità e di scienza di ogni tempo e paese, valorizza la sacralità della vita in tutte le sue multiformi espressioni, supera le barriere ideologiche, razziali, politiche, religiose, culturali e che si apre sfericamente alla valorizzazione delle diversità componenti la Vita, va alle cause dei problemi, cerca di sviluppare nell’individuo il senso critico delle cose e della storia in modo da renderlo capace di autodeterminare la propria esistenza e di responsabilizzarlo nei confronti del suo contesto sociale. Il biocentrismo è la sola filosofia che estende i tre principi della civiltà mondiale “non ammazzare”; “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” e “ama il prossimo tuo come te stesso” dall’uomo ad ogni animale senziente.

Nella sua visione olistica e sincretista il biocentrismo può arrivare dove nessun’altra dottrina è mai arrivata e così risolvere i tre mali fondamentali dell’uomo, quello fisico che genera le malattie corporee, il male mentale che genera azioni incontrollabili, inquietudine, paure ecc. e il male spirituale che genera egoismi, crudeltà, insensibilità, aggressività, violenza. Questo processo di rinnovamento essenziale passa inevitabilmente attraverso l’alimentazione vegetariana. Il vegetarismo, infatti, oltre a prevenire la malattia, a ripristinare l’equilibrio energetico, rafforzando le sue difese immunitarie dell’individuo, consente lo sviluppo di una coscienza giusta e compassionevole, una personalità serena, forte e positiva rendendo l’individuo parte attiva del suo stesso destino.

La filosofia del biocentrismo ha quindi l’ardire di ritenersi l’unica dottrina morale in grado di risolvere i più gravi problemi che da sempre affliggono l’umanità quali: la violenza, le malattie, la fame nel mondo, la distruzione dell’ambiente, l’inquinamento, la carenza di acqua potabile, l’esaurimento delle risorse energetiche., Per attuare questo ambizioso processo riteniamo che sia necessario intervenire sull’uomo piuttosto che sui sistemi, perché se gli uomini sono giusti, saggi e lungimiranti qualunque sistema è quello ottimale, per contro qualunque sistema politico, economico, religioso ecc. non funziona se a governare sono uomini ingiusti ed insensibili. Si racconta che fu dato ad un gruppo di persone un foglio di carta su cui era impresso da una parte il planisfero e dall’altra il profilo di un uomo. Il foglio strappato in piccoli pezzi doveva essere ricostruito ma le difficoltà erano enormi finché a qualcuno non venne l’idea che era molto più semplice ricostruire il planisfero ricomponendo la figura dell’uomo.

Se il bene si identifica con la vita e con l’evoluzione integrale di ogni essere vivente, il male è tutto ciò che si oppone alla vita, alla gioia, all’armonia e si manifesta con la sofferenza, il caos, la morte. L’essere umano è il solo che ha il privilegio di potersi opporre alla inesorabile legge naturale, accettando di essere vegano: in questo modo vince la legge della violenza a cui sono soggetti impotenti gli altri esseri che per esistere devono necessariamente uccidere. Anche se sarà impossibile abolire del tutto la violenza dell’uomo verso le altre creature. Pensiamo a quanti piccoli animali vengono uccisi nella coltivazione dei campi o nella realizzazione delle strade o dei palazzi. L’umanità potrà migliorare la sua condizione solo se sarà migliore la coscienza e la mente di coloro che la compongono per questo è fondamentale, imprescindibile intervenire sulle tre componenti dell’entità umana e curarle simultaneamente. Un individuo positivo è, infatti, in grado non solo di influenzare i suoi simili in modo positivo o negativo ma vi è un nesso tra il comportamento umano e gli stessi eventi planetari: le catene della causa-effetto sono molto più reali di quanto si riesca ad immaginare e come diceva Francis Thompson: “Tutte le cose, da un potere immortale, vicino o lontano, segretamente, le une alle altre sono legate al punto che tu non possa muovere un fiore senza turbare una stella”.

Mente, corpo e spirito

L’entità umana è fatta da tre componenti fondamentali, corpo, mente e spirito che tra loro interagiscono e si condizionano a vicenda. Se il corpo è in stato di malattia la sofferenza si estende alla dimensione psichica e a quella emozionale, allo stesso modo quando è la mente a non essere in equilibrio questa condiziona la parte fisica e la sfera dei sentimenti e quando è la parte spirituale ad essere opaca questa influenza disarmonicamente il fisico e la parte psichica della persona.

Se una sola componente non è in stato di benessere si viene a creare una specie di scompenso nella natura dell’essere umano e a questa subentra l’inquietudine, la sofferenza, l’infelicità.

Se il corpo si ammala è perché l’uomo vive male, e si alimenta male, questo succede perché la sua parte ragionativa non ha ancora raggiunto i livelli necessari a comprendere le leggi della natura. Può forse una mente essere serena quando il corpo è sofferente? Le malattie psicosomatiche sono una realtà non trascurabile. Se non uomo non ha saggezza e conoscenza come può sapere che cosa è meglio per la sua mente e la sua anima? E come può la sfera emotiva non essere turbata da pensieri turbolenti o azioni delittuose? Allo stesso modo quando la fera sentimentale si esprime in modo negativo, lesivo per se stesso e gli altri, come può l’individuo essere in pace con se stesso e con gli altri?

La mente non può migliorare se stessa senza l’ausilio del corpo materiale in quanto è espressione sottile dello stesso, così il corpo non può migliorare se stesso senza l’ausilio della mente, allo stesso modo l’anima non può migliorare se stessa senza la volontà del soggetto, cioè l’azione della mente da parte della materia che la costituisce. In realtà corpo, mente e spirito sono tre mondi che si compenetrano, che si influenzano reciprocamente e sono tra loro indivisibili al punto che se una delle tre componenti viene a mancare del tutto l’individuo cessa di esistere. Quindi se le tre componenti sono inseparabili per deduzione si può supporre che alla morte del corpo fisico dell’uomo si estinguono anche la mente e la sfera spirituale. Ma tutto è all’interno dell’Uno e quando il corpo materiale si frammenta i suoi componenti restano, sotto altri aspetti, all’interno dell’Uno perché nulla sia crea e nulla si distrugge.

Se anche un solo organo è malato inevitabilmente ne soffre l’intero organismo. Ma se si vuole operare la guarigione di una delle tre parti è necessario intervenire anche sulle altre due. Il benessere integrale dell’individuo si raggiunge solo quando le tre componenti non solo sono armoniche con se stesse ma devono esserlo anche tra loro. Quando una sola di queste viene trascurata, non si sviluppa allo stesso livello delle altre due, si crea una sorta di scompenso che genera disarmonia nell’entità e quindi sofferenza fisica, psichica o spirituale. Una persona, ritenuta giusta e di sani principi morali che però usa mangiare la carne prima o poi si ammalerà sia perché non ha capito a livello mentale che questo alimento è incompatibile con la sua salute e sia perché la sua coscienza non è sensibile da condividere la sofferenza degli animali e di conseguenza, secondo la legge della causa-effetto, ne pagherà le conseguenze con la sofferenza.

Così se si vuole intervenire sulla mente dell’individuo sarà necessario considerare il livello evolutivo raggiunto dal corpo e dell’anima; se si vuole che un individuo sviluppi la sua sfera emotiva sarà necessario tener conto della dimensione fisica e psichica dell’individuo. Può succedere che un individuo abbia un fisico in apparenza in buono stato ma la sua ottima salute non durerà a lungo se vengono trascurate le altre due componenti. A volte succede che (come alcuni asceti e santi) ad un fisico ammalato corrisponda una grande sfera spirituale, ma l’individuo è sofferente perché ha trascurato una delle sue componenti, il corpo, quindi non ha realizzato il benessere integrale richiesto dalla natura per essere felice, perché in realtà un uomo ritenuto santo che mangiava la carne ha, a mio avviso, le mani insanguinate.

Dimensione mentale

Duemila anni fa Giovenale affermava “mens sana in corpore sano”, infatti quando l’individuo gode buona salute, perché si alimenta correttamente, aumenta la basicità del suo sangue e con essa si sviluppa il suo acume, la sua intelligenza positiva, la sua saggezza, la sua lungimiranza. Questo aspetto è confermato anche scientificamente dalla biochimica dei neurotrasmettitori che spiega le radici alimentari dell’aggressività umana. Gli alimenti, infatti, condizionano il biochimismo cerebrale, il pensiero e quindi il comportamento delle persone. Carne e pesce fanno aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello dei 2 neurotrasmettitori dopamina e adrenalina responsabili della grinta e dell’aggressività tipica degli animali predatori. Un eccesso proteico dovuto alla carne oppure a cibi troppo ricchi di proteine causa carenza di triptofano e serotonina. Il triptofano è presente anche nella carne ma il triptofano che viene dalla carne o da cibi iperproteici aumentano contemporaneamente altri 2 aminoacidi, la leucina e la tirosina in misura maggiore rispetto al triptofano il quale giunge al cervello in dosi minori perché questi impegnano i meccanismi di trasporto degli aminoacidi a discapito del triptofano il quale giunge al cervello in dosi minori generando aggressività e violenza nell’individuo. Per contro i vegetali per il loro alto contenuto di amidi e fibra favoriscono la concentrazione di triptofano nel cervello consentendone la trasformazione in serotonina che è il neurotrasmettitore tipico di uno stato di calma, di serenità, di socievolezza; inducono il ritmo di base “alfa” che caratterizza un cervello cosciente e vigile accompagnato da un senso di benessere generale analogo allo stato di meditazione che permette all’individuo di entrare in contatto con le realtà più profonde della sua vera natura favorendo immaginazione e creatività. Inoltre, sotto l’aspetto bio-energetico l’alimentazione carnea abbassa le frequenze energetiche dei chakra, l’energia diventa più densa e scorre più lentamente, le persone tendono ad essere più aggressive e tese, perché vengono sollecitati i chakra istintuali. L’alimentazione vegetariana invece consente la depurazione dell’organismo che si ripercuote sui chakra che alimentano l’aspetto mentale e spirituale: l’energia della persona diventa più armonica ed equilibrata, aumenta la vibrazione complessiva e ci si avvicina al piano delle percezioni superiori.

La dimensione fisica o corporea.

Nella dimensione filosofica del biocentrismo l’uomo vive secondo le leggi della sua natura di animale pacifico e vegetariano. Alimentandosi in conformità alle sue esigenze fisiologiche l’essere umano vive in ottima salute e a lungo: quanto più esclude dalla sua dieta carne, pesce e derivati animali e tutti i cibi innaturali ed inquinati, tanto più migliora la sua salute e si allunga la sua vita: potrebbe addirittura vivere circa 7 volte il suo periodo di sviluppo, come le altre specie animali e raggiungere l’età delle popolazioni vegetariane che vivono spesso fino 130 anni. La realtà dell’ottima salute dei vegetariani del tempo recente ed in qualunque età della storia è in grado di sconfessare qualunque attacco tendente a screditare il vegetarismo. Milo, filosofo-atleta pitagorico, la cui forza sovrumana lo rese famoso nel mondo classico, era vegano: un esempio concreto dei benefici di questa dieta. Tiana, suo assiduo seguace, aveva una salute eccezionale e anch’egli era vegano. E l’elenco potrebbe continuare con gli atleti vegetariani contemporanei primatisti mondiali in ogni disciplina sportiva.

Il prof. Brauccle, nei suoi resoconti sugli abitanti delle isole Marianne, scoperte nel 1620 dagli spagnoli, dice che essi erano vegetariani puri, si nutrivano soltanto di frutti e radici poiché non conoscevano il fuoco, ciò malgrado erano in grado di trasportare sulle spalle fino a 250 kg di peso, non soffrivano alcuna malattia e la durata della vita media era nettamente superiore a quella europea. Le popolazioni che per tradizione sono vegetariane vivono notoriamente più a lungo, come gli Hunza del Kashmir, i russi del Caucaso, i Vilcambas dell’Equador, gli indiani del Toda e dello Yucatan la cui vita media sfiora i 100 anni, per contro le popolazioni prevalentemente carnivore, come gli esquimesi hanno una vita media di circa 30 anni e pare anche il più basso quoziente intellettivo.

Le cause delle malattie del corpo vanno sicuramente ricercate nel modo errato di alimentarsi dell’uomo: una macchina progettata per funzionare a benzina se nel serbatoio viene aggiunto anche del gasolio la sua durata sarà limitata e la sua vita piena di problemi. La letteratura medico-scientifica, derivante da convegni nazionali ed internazionali, in merito alle patologie correlate all’alimentazione, da molti anni mette in risalto i fattori protettivi degli alimenti vegetali evidenziando nel contempo la pericolosità degli alimenti carnei e dei grassi animali quali fattori predisponesti a molte malattie comprese quelle cardiocircolatorie e tumorali. Ben 150 studi condotti in ogni parte del mondo hanno dimostrato che frutta e ortaggi proteggono dal cancro e che carne e grassi animali sono ritenuti responsabili dell’insorgenza di forme tumorali. Lunghi ed approfonditi studi condotti nell’ambito dell’OMS, hanno sottolineato la correlazione tra alimentazione carnea ed insorgenza di malattie neoplastiche e malattie autoimmuni. L’OMS per combattere tali malattie indica come migliore prevenzione l’alimentazione a base di cibi integrali verdure ed alimenti di origine vegetale. Analizzando poi altre patologie, come osteoporosi, malattie renali, malattia diverticolare, calcolosi della colecisti, artrite reumatoide e demenza, risulta che i mangiatori di carne hanno un rischio doppio o triplo di ammalarsi rispetto ai vegetariani.

Che la carne sia responsabile di moltissime patologie comprese quelle cancerogene è oramai affermato da noti scienziati, medici e ricercatori in tutto il mondo che sperimentalmente hanno messo in relazione le malattie più terribili degli ultimi tempi con l’alimentazione carnea che solo negli USA ha causato più morti di tutte le guerre del secolo scorso. Dati statistici affermano che sono in aumento i tumori che colpiscono anche i bambini. Per contro sappiamo che l’alimentazione vegetariana previene moltissime malattie specialmente: stipsi, diabete, reumatismi, disturbi epatici, coliti, gotta, malattie cardiache e tumorali, addirittura può prevenire il 97% delle occlusioni coronariche.

Dimensione emozionale.

È la coscienza degli individui a fare la storia la qual coscienza si esprime a seconda del suo stato evolutivo ed è influenzata dalla sua condizione spirituale e fisica. Se nel corso dei millenni l’individuo non ha sviluppato la sua sfera emotiva è perché ha limitato questo sentimento solo ai suoi simili e spesso neppure a questi. Ma se un padre di numerosi figli insegna a rispettare solo ed esclusivamente il primogenito e nel contempo autorizza, anzi spinge, gli altri componenti, ad usarsi tra di loro ogni sorta di sopruso e di violenza come si può pretendere che questi siano poi sensibili, rispettosi e gentili nei confronti del primogenito? Se ad un soldato viene insegnato a rispettare solo ed esclusivamente il generale come potrà essere incline al rispetto anche dei suoi parigrado?

L’inclinazione alla violenza dell’uomo non ha solo radici biochimiche ma, come si vuole dimostrare, anche morali in quanto ogni azione coinvolge la sfera emotiva dell’individuo. Ma come può essere successo che l’uomo dell’ordine dei primati, della famiglia degli ominidi, del genere homo, della specie sapiens sapiens, senza gli attributi anatomico-fisiologici tipici degli animali predatori (corna, zanne, artigli e repulsione alla vista del sangue), quindi un animale per sua natura fondamentalmente pacifico come i suoi cugini gorilla, scimpanzè o bonobo,come è possibile che si sia poi trasformato oltre al più feroce dei predatori, la creatura più agguerrita e crudele, capace di macchiarsi di crimini orrendi, di stragi, di genocidi anche verso i componenti della sua stessa razza e in un disgustoso mangiatore di cadaveri?

A mio avviso i nostri progenitori fruttariani nell’ultima glaciazione Wurm III dell’era quaternaria nel periodo chiamato pleistocene, circa un milione di anni fa, quando le foreste si trasformano in savane furono costretti a vivere di sciacallaggio, cioè mangiare i resti degli animali predatori, ma col tempo impararono a cacciare e quindi ad uccidere direttamente gli animali e a mangiare il corpo sanguinolento e palpitante di un animale appena ucciso. Si abituarono alla vista del sangue e della morte violenta e la sfera “emotiva,” che con l’evoluzione si stava sviluppando nella coscienza della specie che andò scemando fino a restare circoscritta solo a quelli della sua stessa razza e rallentò, se non precluse il suo stesso sviluppo. L’ominide aveva imparato ad uccidere e l’azione inizialmente sporadica si ripeté ogni qualvolta vi fu la necessità di difendere il proprio pasto, la propria pozza di acqua, il proprio giaciglio, la propria compagna. Il danno nella sua coscienza era stato irrimediabilmente compiuto ma con l’uso della violenza a pagarne le conseguenze furono anche quelli della sua stessa razza nei confronti dei quali era ormai capace di mettere in atto le stesse azioni distruttrici: l’uccisone di altri animali aveva decretato la morte della sensibilità umana.

Quando l’essere umano in maturità e coscienza rifiuterà la violenza, l’aggressione e il predominio come espressione vitale, quando avrà la consapevolezza che ciò che determinò le sue azioni violente non è più giustificabile dalla spinta alla sopravvivenza (dal momento che oggi l’uomo può benissimo assicurare il suo sostentamento attraverso alimenti che non richiedono l’uccisione e lo spargimento di sangue) allora tornerà alla sua antica natura di animale mite e pacifico. Anche perché la violenza sugli animali, come affermava il filosofo Orazio, è il tirocinio per ogni crudeltà nei confronti dell’uomo.

Ma come attuare questo processo di sensibilizzazione della coscienza umana al fine di porre le basi per un mondo di pace e di giustizia tra gli esseri umani e tra questi ed il resto della creazione? Semplicemente attraverso la valorizzazione ed il rispetto di tutto ciò che è diverso dall’uomo. Se le nuove generazioni saranno educate ad apprezzare la bellezza del “piccolo,”ad amare, a rispettare la sacralità della vita in tutte le sue espressioni, se saranno in grado di meravigliarsi della bellezza di un fiore, di un semplice filo d’erba, se saranno educate a sviluppare la capacità di condividere le necessità vitali degli altri esseri viventi, le difficoltà esistenziali di ogni creatura, di capire che tutto ciò che esiste ama la vita e non vuole, come noi stessi, soffrire o morire, e che la nostra stessa esistenza dipende dalla simbiosi armonica tra tutte le cose; se le nuove generazioni sapranno amare le cose minute, il particolare valorizzandolo per il suo intrinseco valore, inevitabilmente si svilupperà nell’uomo una coscienza sensibile e compassionevole in grado condividere le esigenze del prossimo, di amare e rispettare anche gli esseri umani e finalmente saremo in grado di superare questo millenario ed infausto periodo storico di violenze e di lutti. Diversamente il processo inverso non solo non è in grado di produrre i risultati sperati ma diventa la causa principale della disumanizzazione della coscienza umana, come la storia conferma.

L’umanità per migliorare la sua condizione non ha bisogno tanto di scienziati, letterati, politici, economisti, matematici, medici quanto di uomini che siano principalmente buoni, giusti e sensibili alle necessità dell’altro, capaci di cooperare fraternamente e di condividere le necessità vitali del prossimo. Perché se un uomo non è un ottimo professionista non è un elemento negativo, ma se è fondamentalmente cattivo è sicuramente una sventura.

Non vi è delitto infatti o ingiustizia che non sia collegabile alla coscienza degli uomini; non v’è raggiro, inganno, interesse di parte, sete di potere, sfruttamento che non sia correlato alla sfera morale degli individui, come non v’è contrasto che non potrebbe essere risolto se l’uomo fosse più ricco di sentimenti. I crimini commessi dall’uomo, incominciando da Caino, che hanno reso questo mondo un luogo di dolore, i problemi che affliggono da sempre l’umanità e che impediscono di realizzare l’armonia sociale, non sarebbero stati commessi se l’uomo fosse stato semplicemente più buono e più giusto. Se tutti i tiranni avessero avuto un cuore più giusto e sensibile come avrebbero potuto macchiarsi dei loro crimini? La stessa schiavitù umana sarebbe stata bandita. Se i soldati di tutti gli eserciti avessero un cuore buono ed una coscienza sensibile alla sofferenza dell’altro, se sapessero immedesimarsi sino a condividere il dolore che causano, come potrebbero uccidere il loro fratello? Il male supremo della guerra sarebbe eliminato. Se coloro che detengono il potere politico ed economico a livello mondiale avessero un cuore buono ed una coscienza sensibile all’altrui condizione come potrebbero sopportare l’idea che qualcuno stia soffrendo la fame, la miseria, le malattie? Coloro che violentano, stuprano, calunniano, fanno del male, come potrebbero nuocere al prossimo se il loro cuore e la loro coscienza fosse in grado di condividere la sofferenza del prossimo? come potrebbero causare violenza fisica, psicologica o morale? Il ladro, come potrebbe rubare ciò che non gli appartiene se avesse una coscienza in grado di condividere il dolore della sua vittima? Ogni delitto contro gli animali come potrebbe essere commesso se colui che lo commette avesse un animo sensibile?

Se una persona pensa sia una cosa giusta, naturale, lecita mangiare la carne allora io la invito a vistare un mattatoio e portare anche i suoi bambini in modo da sappiano a chi apparteneva quel pezzo di cadavere che hanno nel piatto. Pochi mangerebbero la carne se dovessero uccidere con le proprie mani l’animale di cui mangiano il corpo. L’incoerenza e l’ipocrisia umana sono ciò che maggiormente precludono l’evoluzione integrale dell’uomo. Come può l’umanità liberarsi delle ingiustizie, dalla violenza e dalla guerra se giornalmente ognuno che mangia la carne si rende responsabile di ingiustizia, di violenza e di sopraffazione? Se un uomo è indifferente alla sorte crudele cui condanna migliaia di animali innocenti per il piacere del suo palato come può essere un uomo giusto e adatto a preparare la pace? Invece un uomo sensibile, capace di percepire il dolore degli altri come potrebbe essere un macellaio, un vivisettore, un cacciatore, un pellicciaio, un assassino, un ladro, uno stupratore? Come potrebbe un uomo essere ingiusto, disonesto, approfittatore se fosse educato al rispetto e alla dolcezza verso ogni essere vivente? È la sensibilità del cuore il vero segreto della giustizia e della pace.

Chi è indifferente alla sofferenza degli animali come può essere sensibile alla sofferenza degli uomini? Chi non sa dare valore alla vita dell’animale come può dar valore alla vita degli uomini? Chi non sa apprezzare e valorizzare la perfezione e la bellezza di un organismo vivente come può dar valore a ciò che lo circonda? Chi è indifferente al pianto di un animale come potrebbe essere sensibile al dolore degli uomini? Chi non sente la disperazione di un animale braccato, imprigionato, torturato come può comprendere l’angoscia del suo simile? Eppure gli uomini riescono a farlo perché separano l’animale dall’uomo. Dicono: “Che centra, l’animale è una cosa un’altra è l’essere umano”. Ed è questo ciò che giustifica ogni crimine nei confronti degli animali. Il filosofo Max de Saxe affermava:“Finché gli uomini continueranno ad uccidere gli animali essi non cesseranno nemmeno di uccidersi tra di loro: il mondo animale si vendica dell’umanità forzandola nelle guerre a divenire carnefice di se stessa”, e sullo stesso concetto diceva Anne Kingsford: “.Finché gli uomini si ciberanno come le tigri essi manterranno la natura della tigre”, mentre Artur Shophenauer asseriva: “La pietà verso ogni essere vivente è la prima valida garanzia per il buon comportamento dell’uomo”.

Ogni opera degna di lode, ogni altruismo ed ogni collaborazione nasce dalla capacità dell’individuo di far sua e condividere la condizione dell’altro. Non vi è virtù che non nasca dalla sensibilità umana, come non vi è giustificazione che non sarebbe vanificata di fronte al rifiuto di non nuocere.

Dunque la soluzione di ogni problema sociale non sta nel sistema ma nell’uomo che lo fa e lo gestisce: qualunque sistema sarebbe ottimale se a gestirlo fossero uomini giusti e sensibili, per contro nessun sistema è in grado di garantire pace e benessere se a gestirlo sono uomini disonesti, ingiusti e insensibili. Certo la sensibilità umana che porta alla pace, alla concordia, all’armonia vanificherebbe l’esistenza di tutte quelle strutture preposte alla difesa armata, per questo vi è, da sempre, opposizione da parte dei centri di potere conniventi con tali organismi che hanno interesse a perpetuare questo stato di cose. Più l’individuo è povero, debole e ignorante è più è facilmente ricattabile e manovrabile. La salute umana non rende, mentre la malattia da sostentamento ad un numero sconfinato di persone: eserciti, polizie, tribunali, carcerieri, medici, infermieri, ricercatori ecc. Finché l’uomo sarà cattivo e ammalato avrà bisogno dei dottori del corpo e dell’anima. Bisogna rendere l’uomo capace di autodeterminare la propria esistenza, bisogna far capire che le guerre iniziano nei mattatoi e che solo la cultura delle cause dei problemi e del senso critico unite alla forza della gentilezza di un cuore aperto alla condivisione universale può dare all’uomo gli strumenti per realizzare un mondo migliore.

Lasciandosi coinvolgere emotivamente l’uomo amplia i suoi livelli di coscienza e sviluppa la sua parte migliore. Il mezzo più potente viene dall’osservazione e dalla valorizzazione non tanto del “grande” o dall’insieme quanto del diverso, del piccolo, del semplice, mediante l’immedesimazione e la condivisione allo sforzo di ognuno di esistere, della gioia e del dolore del fiore, della formica, della gazzella, dell’elefante. Perché se l’uomo sa valorizzare, rispettare e amare il piccolo come potrebbe non amare e rispettare anche il suo simile?

Se l’individuo si esprime in modo antitetico rispetto alle norme del buon comportamento, se si macchia di reati o crimini la colpa non è da attribuire soltanto al soggetto, a causa del suo libero arbitrio, o a fattori genetici, ma anche agli organi di formazione dello Stato il quale ha il preciso dovere, al pari dei genitori,di educare i componenti la sua famiglia a quelle regole civili e morali che pretende poi siano messe in atto. Altrimenti lo Stato, come lo stesso capo famiglia, non ha il diritto di chiedere comportamenti armonici e positivi ai suoi cittadini. Se un genitore si preoccupa solo degli alimenti e trascura di educare i suoi figli alle regole di un corretto vivere civile, questi cresceranno inevitabilmente senza regole morali.

Lo Stato non può pretendere dai suoi cittadini valori morali che egli non gli ha trasmesso; non può chiamare l’individuo a rispondere di ciò che non possiede a causa di carenze genetiche o inadempienze da parti di chi aveva il dovere di infondergli certi valori. Un padre di famiglia assente o irresponsabile non può chiedere ai suoi figli comportamenti corretti se egli non si è preoccupato di insegnare loro questi valori.

La dimensione spirituale del biocentrismo.

Diceva il filosofo Simon Weil: “La compassione è un miracolo più grande del camminare sulle acque”. L’importanza dell’astinenza della carne considerata come condizione imprescindibile per raggiungere le alte vette della spiritualità è stata da sempre raccomandata dai grandi iniziati, mistici e santi di ogni tempo e paese. Questa regola di vita ha radici antichissime parte dagli antichi Veda e arriva fino a noi attraverso il pensiero di Leonardo da Vinci, Gandhi, Capitini ecc. Tale concetto viene ereditato e messo in atto dall’Induismo, da Krisna, dalla tradizione Indiana, dai Brahmani, dal Buddismo, dallo Zoroastrismo, dal Taoismo, dallo Jainismo, anche da alcune frange dell’ Ebraismo, e successivamente anche dai santi Sufi dell’Islamismo; dagli antichi Egizi, dall’Orfismo, dai Misteri Eleusini, dagli Oracoli Caldei, dai Pitagorici, dagli Stoici, dai Neoplatonici, da Ermete Trismegisto, dai Padri della Chiesa cattolica d’Oriente e d’Ocidente, e quindi dai primi cristiani, da molte sette spirituali e comunità religiose al tempo di Gesù, da molti se non tutti gli Ordini monastici; lo stesso concetto è evidente nei Vangeli apocrifi in particolare nel Vangelo Esseno della pace, nel Vangelo dei 12 apostoli, e soprattutto nelle Pergamene del Mar Morto rinvenute nel 1947 a Qumran una località dove visse la comunità degli Esseni, ed infine nel pensiero dei più grandi filosofi e uomini di scienza come Aristotele, Cicerone, Darwin, Einstein, Euripide, Goethe, Ippocrate, Marco Aurelio, Nietzsche, Orazio, Ovidio, Platone, Schopenhauer, Seneca, Schweitzer, Socrate, Spinosa, Virgilio ecc.

Abbiamo tutte le carte in regola per essere la rivoluzione esistenziale, morale e spirituale capace di dare un contributo determinante a questa umanità dilaniata.

Istituire un comitato tecnico-scientifico con lo scopo di intervenire ad ogni dichiarazione mendace da parte dei mass media e giornali in materia di giusta alimentazione.

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