L’etica universale della nuova coscienza umana

L’entità umana risulta costituita da tre componenti fondamentali: il corpo, la mente e la sfera emotiva: Curando il corpo si arriva ad avere un fisico d’atleta, curando la mente si svilupperà nell’individuo l’intelligenza, la furbizia, la scaltrezza, curando la sfera emotiva si avranno persone giuste, sensibili, solidali, capaci di condividere le altrui necessità vitali, incapaci di nuocere al prossimo. Affinché l’individuo sia un’entità completa, armonica e positiva è necessario che le tre componenti siano curate in modo che possano svilupparsi armonicamente. Quando una di queste è trascurata si verifica una specie di scompenso naturale che può manifestarsi come imperfezione fisica, ignoranza, insensibilità, durezza di cuore.

Da sempre lo Stato, che in qualche modo si è preoccupato di curare il fisico e la ragione dei suoi cittadini, ha totalmente trascurato lo sviluppo della loro sfera emotiva, di ciò che può inclinare l’individuo alla pacifica convivenza, alla solidarietà, alla disponibilità, al rifiuto della prevaricazione: cioè ha trascurato (volutamente?) quella parte dell’entità umana che sta alla base della realizzazione di una società fondata  sull’amore e sulla vera giustizia.

Qualunque reato, qualunque ingiustizia o violenza, dal più piccolo furto all’oltraggio; qualunque crimine, dall’omicidio alla strage più orrenda di cui si può macchiare l’essere umano, scaturisce dall’incapacità della sua coscienza di condividere la sofferenza della sua vittima.

È la coscienza degli uomini a fare la storia la qual coscienza si esprime a seconda del grado di sensibilità civile, morale e spirituale dell’individuo. Se la coscienza degli uomini fosse più sensibile, più giusta, più onesta, più rispettosa dell’altro nessuno si esprimerebbe in modo negativo, lesivo, distruttivo nei confronti del prossimo: nella fraterna condivisione e collaborazione si realizzerebbe un mondo migliore, senza più violenze o ingiustizie né sull’uomo, né sull’animale, né sulla natura.

A nulla serve cambiare i sistemi, i meccanismi politici, economici, culturali se prima non cambia la coscienza di coloro che li gestiscono. Nessuna formula, nessuna dottrina, nessun ideale potrà mai risolvere i problemi fondamentali dell’uomo se prima non cambia il cuore della gente.

Per superare la lunga fase storica della disarmonia umana, delle ingiustizie personali e sociali, delle violenze fisiche, morali e pisicologiche, delle guerre più assurde e distruttrici, per fare in modo che ogni componente la società si esprima sempre in modo positivo, armonico e costruttivo, occorre una sola cosa, semplice quanto difficile da realizzare: rendere migliore la coscienza degli uomini. L’ostacolo da superare, grande quanto l’oceano, è rappresentato dai meccanismi consolidati del potere, programmati per conservare questo stato di cose che consente e giustifica l’ esistenza di tutti quegli organismi preposti alla tutela del diritto e della legalità: se l’uomo fosse migliore, in grado di autodeterminare la propria esistenza, se non avesse più la necessità di doversi tutelare dalla violenza e dall’egoismo dei suoi simili a che servirebbero tutti i corpi militarizzati, i tribunali, le industrie belliche e nemmeno i preti ed i medici, dal momento che questi esistono in virtù del fatto che l’uomo è malato nel corpo e nello spirito?

Il cittadino “modello”, colui che idealmente sarebbe il componente di una società migliore dell’attuale, è colui che (in virtù di un suo bagaglio morale e culturale dovuto alla sua stessa volontà a fattori genetici), mette in atto quel giusto comportamento etico-sociale che consentirebbe la realizzazione di una società armonica, di rispetto per l’altro, di collaborazione, di progresso.

Se l’individuo si esprime in modo antitetico rispetto alle norme del buon comportamento, se si macchia di reati o crimini la colpa non è da attribuire soltanto al soggetto, a causa del suo libero arbitrio, o a fattori genetici, ma anche agli organi di formazione dello Stato il quale ha il preciso dovere, al pari dei genitori,di educare i componenti la sua famiglia a quelle regole civili e morali che pretende poi siano messe in atto. Altrimenti lo Stato, come lo stesso capo famiglia, non ha il diritto di chiedere comportamenti armonici e positivi ai suoi cittadini. Se un genitore si preoccupa solo degli alimenti e trascura di educare i suoi figli alle regole di un corretto vivere civile, questi cresceranno inevitabilmente senza regole morali.

Lo Stato non può pretendere dai suoi cittadini valori morali che egli non gli ha trasmesso; non può chiamare l’individuo a rispondere di ciò che non possiede a causa di carenze genetiche o inadempienze da parti di chi aveva il dovere di infondergli certi valori. Un padre di famiglia assente o irresponsabile non può chiedere ai suoi figli comportamenti corretti se egli non si è preoccupato di insegnare loro questi valori.

A nulla serve invocare la pace, il rispetto e la giustizia se non si educa l’infanzia alla pace, al rispetto, alla giustizia. Ciò che occorre è rendere migliore la coscienza umana per rendere migliori i sistemi, la società, il mondo, spingere le forze politiche a considerare la formazione della coscienza morale dei cittadini come il primo ed imprescindibile dovere dello Stato nei confronti dei suoi cittadini. Lo Stato, attraverso gli organi di formazione culturale deve poter sviluppare nell’individuo quei valori fondamentali della vita che sono la base di un giusto e corretto vivere civile. La scuola deve avere come obiettivo prioritario quello della formazione della coscienza morale dell’individuo, deve far trovare nella ricchezza interiore l’ideale personale e sociale delle nuove generazioni:

Attraverso programmi di formazione deve infondere nella gente i valori fondamentali della civiltà, educare le nuove generazioni al rispetto dell’altro, alla condivisione delle altrui necessità vitali, al senso del dovere, alla giustizia, all’onestà, al sentimento dell’amore verso tutte le cose, alla valorizzazione della sacralità della vita e delle differenze formali e sostanziali che la compongono, al ripudio di ogni violenza, di ogni sfruttamento, di ogni predominio; educare al sincretismo delle grandi dottrine e favorire la cultura delle cause al fine di sviluppare nei giovani il senso critico dei fatti e dei personaggi della storia.

Allo stato attuale l’umanità è paragonabile ad un ubriaco che guida l’automobile in un centro abitato. E mentre il potere costituito (per giustificare la propria esistenza e perpetuare se stesso) cerca di convincere la gente che questa sia l’unica realtà possibile, spreca ogni risorsa per riparare i danni dell’ubriaco piuttosto che educare la gente a non guidare in stato di ubriachezza.

Noi del Movimento dell’Amore Universale vogliamo creare una forza sociale che punti a risolvere l’uomo che genera il problema piuttosto che cercare di risolvere il problema generato dall’uomo. Noi abbiamo una visione unitaria della realtà oggettiva e vogliamo combattere le cause, non gli effetti, di ciò che genera disarmonia individuale e collettiva. Noi vogliamo anteporre alla retrograda e nefasta mentalità antropocentrica, improntata sul dissennato sfruttamento della natura e sul sistematico massacro degli animali, la vitale filosofia del Biocentrismo. Noi vogliamo che l’Etica Universale del Biocentrismo (per lo sviluppo delle virtù morali e la sensibilità dell’animo umano) sia insegnata a scuola con lo stesso impegno di ogni altra fondamentale materia.

Noi siamo il futuro perché celebriamo la Vita, la nonviolenza, l’amore per ogni creatura.

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