L’ERRATA CONVINZIONE DI ESSERE ONNIVORI

L’alimentazione ideale per noi umani è quella che ci indica la nostra coscienza

Spesso considerarsi onnivori ha solo lo scopo di giustificare la propensione a non rinunciare alla bistecca.

Il considerarsi onnivori avrebbe senso se la carne fosse necessaria alla nostra salute, ma dal momento che la sua dannosità è universalmente riconosciuta dai più accreditati istituti di ricerca in fatto nutrizionale, oltre dai più noti ricercatori e scienziati indipendenti, questo dovrebbe bastare a mettere in dubbio il nostro onnivorismo e ad escludere i prodotti animali dalla nostra dieta, suffragati dal fatto che la loro esclusione conferma l’ottima salute di coloro che non ne fanno uso e a superare questo fuorviante e anacronistico concetto.

Che cosa abbiamo noi umani in comune con gli animai considerati onnivori, come l’orso, il maiale, gli uccelli, le formiche? Se fossimo onnivori la natura ci avrebbe provvisti degli strumenti anatomici necessari a procurarci la carne come cibo, cioè la necessaria velocità a rincorrere la preda, l’insensibilità a squartarla, a divorarla per intero e ancora palpitante, comprese le interiora, le ossa, le cartilagine, la pelle; ci avrebbe dato gli artigli per afferrarla, i denti secodonti adatti a lacerare la carne, la lingua a raspa utile a lambire il sangue, dei potenti acidi nello stomaco per disintegrare le ossa e le proteine, la presenza dell’enzima uricasi per neutralizzare l’acido urico, l’intestino corto, liscio e adatto ad espellere rapidamente la carne in rapida putrefazione. Strumenti che non possiede l’essere umano.

Gli animali che mangiano la carne hanno un intestino lungo circa 3-4 volte il loro tronco, negli esseri umani gli intestini solo lunghi 8-10 volte la lunghezza del tronco, e questo causa permanenza della carne negli intestini umani per un tempo più lungo che causa putrefazione con formazione di istamina, putrescina, cadaverina, indolo, scatolo ecc.: sostanze che intossicano l’organismo. Dall’intestino intossicato infatti partono gran parte delle malattie umane.

La paleontologia, gli studi di anatomia comparata, l’istintologia, l’embriologia, la biologia, l’archeologia ecc. affermano che il corpo umano è un corpo da fruttariano, come le scimmie antropomorfe che hanno in comune con noi il 98% del patrimonio genetico.

L’onnivorismo umano è un’invenzione dell’uomo: in natura non esiste la specie degli onnivori: infatti non c’è mai stata una vera classificazione degli animali considerati onnivori. Se onnivorismo significa mangiare di tutto, tutte le specie animali possono essere considerate onnivore, dal momento che tutte, in periodi di carenza, e per brevi periodi, possono mangiare tutto ciò che è per loro commestibile. Ma per il carnivoro la carne resta il suo cibo elettivo, l’erba per l’erbivoro e la frutta per il frugivoro. Se il carnivoro si comportasse per tutta la vita, o per lunghi periodi, da onnivoro ne subirebbe le conseguenze, la stessa cosa succederebbe agli erbivori e ai frugivori, cosa invece adottata dall’essere umano, e per questo da quando ha inserito la carne nella sua dieta è soggetto alle molte malattie che da sempre si trova a combattere. In sostanza, anche per i cosiddetti onnivori la carne è un cibo occasionale, non abituale.

Per capire qual’è il cibo adatto alla nostra specie occorre far riferimento alla “macchina” umana, alla sua struttura anatomica e fisiologica e considerare che se gli animali più vicini a noi come le scimmie antropomorfe pur essendo dotate di canini potenti e ben sviluppati sono fondamentalmente fruttariani, e che solo occasionalmente si nutrono anche di insetti o altri prodotti di derivazione animale, tanto più gli esseri umani sprovvisti di qualunque strumento naturale adatto a lacerare la carne dovrebbero convincersi che la natura non aveva previsto che l’uomo si nutrisse di carne.

Ma più che fare riferimento alla specie occorre far riferimento alla nostra coscienza, al buon senso, all’intelligenza positiva. Anche se fossimo onnivori l’evoluzione ci dice che un tipo di alimento, adottato alle origini dei tempi, può non essere valido per sempre, può non essere adatto alle generazioni di milioni di anni dopo. Diversamente non ci sarebbe evoluzione. A quale periodo della nostra evoluzione dovremmo far riferimento? Forse al Lemuri, al Pitecantropo, all’Australopiteco, all’Homo Erectus o al Sapiens Sapiens? L’alimentazione muta al mutare della morfologia della specie e con essa le esigenze biochimiche, nutrizionali, cognitive, emotive. Il cane per esempio, da puro carnivoro alle origini, oggi è a tutti gli effetti un animale onnivoro, molto spesso vegetariano se non addirittura vegano.

Come può l’alimentazione dell’uomo delle caverne essere adatta all’uomo attuale? C’è l’era dell’istinto, della sopravvivenza, della consapevolezza (o della ragione) e l’era dello spirito, quella indicata dai grandi Precursori: opporsi a questa significa guardare al passato e ostacolare la nostra vera evoluzione.

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