Legalizzare o no le droghe?

In un futuro, speriamo non troppo lontano, l’evoluzione consentirà all’uomo di liberarsi dai condizionamenti istintuali e  psicologici. In questa nuova dimensione, in cui  l’uomo sarà in grado di dominare la sua intrinseca e spesso disordinata natura, sarà finalmente artefice del suo stesso destino. Ma se l’uomo asseconda il suo istinto disordinato, cercando nella droga, nel sesso, nel fumo o nell’alcol il suo equilibrio, è condannato ad essere debole ed infelice perché schiavo delle esigenze del suo corpo. Spegnere le proprie necessità con le droghe non aiuta l’uomo a superare il problema ma solo a tenerlo sotto controllo come una malattia che può esplodere in ogni momento.

I Radicali hanno più volte condannato il cosiddetto regime proibizionista che ha caratterizzato gli ultimi decenni di lotta alla droga e siccome tale flagello non mostra deflessioni ritengono necessario legalizzare, sia pure  sotto controllo, l’uso di stupefacenti, perché in un sistema democratico l’individuo deve essere libero di scegliere convinti che un male diffuso lo si può controllare solo se non vi sono proibizioni: che è come dire, se l’uomo tende a rubare perché non sa controllare i suoi impulsi la cosa migliore è lasciare aperte le case in modo che i ladri si stufino di prendere anche il superfluo e così non ci sarà più pericolo per nessuno.

Il problema, antico quanto l’uomo, presenta due alternative: dare agli esseri umani la possibilità di appagare i loro istinti, pena l’alterazione del loro equilibrio psichico con le inevitabili ripercussioni sulla propria vita e sul contesto sociale, oppure intervenire sull’uomo mediante una capillare, sistematica ed efficace educazione di massa in modo da aiutare l’individuo a superare i propri limiti, a dominare i propri impulsi istintuali, a governare i propri desideri per uniformarli a ciò che è giusto e costruttivo sul piano fisico, mentale, civile, morale, spirituale.

Finché l’essere umano sarà scusato di fronte alle sue debolezze non lo si aiuterà ad evolversi sul piano esistenziale e quindi sarà sempre in balia di se stesso, succube dei suoi istinti e delle sue passioni. L’uomo è per sua natura imperfetto, è vero e chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma un fatto è assecondare le sue debolezze un altro è fargli capire che il comportamento di ognuno influisce negativamente o positivamente sul destino collettivo e che nessuno ha il diritto di danneggiare se stesso e tanto meno di dare cattivo esempio. E’ forse giusto vivere da dissoluti, da irresponsabili, danneggiando il proprio organismo per poi gravare sulle spese della collettività per le cure necessarie? Chi consapevolmente rovina la propria salute dovrebbe curarsi a proprie spese.

È facile parlare di droga quando certi problemi non ci coinvolgono direttamente ma è anche troppo facile pretendere comprensione e terapie quando non si è fatto il proprio dovere fino in fondo per vivere correttamente  e senza vizi.

Lo Stato non può legalizzare ciò che fa perdere all’uomo il suo controllo e la sua dignità. Qualunque schiavitù dell’uomo deve essere condannata e non legalizzata nell’assurda convinzione che l’individuo abbia il diritto di assecondare le sue debolezze. E anche se vi sono sempre le eccezioni queste non devono diventare regola per tutti. Quindi  massima comprensione verso le debolezze altrui purché  accompagnate da condivisi programmi di recupero.

A mio avviso un uomo è veramente tale solo quando è padrone delle sue emozioni, dei suoi desideri, del suo corpo, della sua mente  e soprattutto quando mette le sue qualità al servizio del bene e della vita.

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