LEADER IGIENISTI: LA FATICA DI ESSERE PERFETTI

LEADER IGIENISTI: LA FATICA DI ESSERE PERFETTI

Franco Libero Manco

 

In ambito igienista negli ultimi tempi c’è la tendenza ad ammorbidire il rigore di alcuni idealisti ritenendo la strategia permissivista la più adatta a favorire l’approccio alla nostra filosofia di vita. Tolleranza che a volte induce il leader a consentire “peccati” occasionali, come quello di soddisfare, di tanto in tanto, un desiderio inappagato di pesce o di formaggio.

Chi non sa resistere alla voglia di consumare prodotti animali probabilmente non ha ancora maturato appieno la vera coscienza animalista e considera animali di serie A e di serie B. Giustificare  un tale comportamento significa autorizzare i neofiti ad imitare la debolezza del leader. E si rischia anche di spostare il peso verso l’aspetto salutistico, mentre lo scopo fondamentale del Movimento non è tanto la salute dell’uomo quanto la salvezza degli animali.

Che senso hanno tali soddisfazioni? Se la motivazione è di ordine salutistico, credendo che alcuni prodotti animali siano necessari alla salute, certamente non si è sufficientemente convinti della inutilità di tali prodotti; se è di ordine etico allora sarebbe opportuno ricordarsi che non è la grandezza fisica di un animale a determinare il suo diritto alla vita e che una sardina quanto una balena ha esigenza di esistere; quindi la motivazione che resta è solo di ordine gustativo.

Chi si fa interprete di un ideale, di una causa, un’idea, spesso ha solo la capacità di indicare il percorso da seguire, il giusto comportamento da adottare per raggiungere l’obiettivo. Un albero non cresce in un giorno ed è sempre sbagliato dare dei giudizi. Per esempio: la condotta di un vegetariano è considerata criticabile dal vegan, ma quella del vegan è criticabile dal crudista e via dicendo.

Il vero leader sa che ognuno ha i suoi tempi, sa che non si arriva in cima alla scala senza passare attraverso tutti i gradini;  sa anche che c’è chi, preso dall’entusiasmo, fa due o tre gradini per volta ma rischia di arrivare in cima esausto e di non avere il benefici sperati. Ma sa anche che tollerare il 10% degli errori significa aprire spiragli incontrollabili, soggettivi, in cui ognuno si sentirà autorizzato a giustificare se stesso.

La nostra filosofia la si può identificare ad una scala di molti gradini, il primo è la scelta vegetariana, al secondo si posizionano i vegani, al terzo i crudisti e nel quanto i fruttariani/crudisti. E alcuni vorrebbero aggiungere alche i melariani e i respiriani. Ognuno che aderisce si posiziona in uno di questi gradini, a seconda delle sue possibilità, della sua volontà e sensibilità. L’errore di alcuni estremisti sta nel fatto che chi è al secondo gradino considera “eretico” colui che è al primo, chi è al terzo magari biasima chi è al secondo e così via.

Lungi da noi l’inflessibilità e la durezza. Nessuno di noi ha avuto il privilegio di nascere vegan. Conosciamo la difficoltà di migliorare se stessi, di cambiare la propria natura, di rivoluzionare il proprio stile di vita. Ma non possiamo dire “ama, ma ogni tanto ti è concesso di odiare”. Non possiamo dire “proteggi la vita, ma qualche volta ti è concesso di uccidere”. Non possiamo giustificare il “male” solo perché noi siamo imperfetti. Sappiamo benissimo che una sola guerra è meno grave di dieci, che dieci vittime sono meglio di cento. Ma non possiamo accettare l’idea che mille possano essere sacrificati in cambio del massacro di diecimila. Chi potrebbe arrogarsi il diritto di decidere quali debbano essere i sacrificabili? Il nostro compito è indicare la legge e le regole, sta poi alla buona volontà di ognuno abbracciare totalmente o solo una parte di esse.

Siamo consapevoli che non sarà possibile mettere in pratica fedelmente e totalmente tale visione. Sappiamo che passeranno secoli prima che lo spirito umano compia il suo ciclo evolutivo. Ma non abbiamo il diritto di autorizzare deviazioni dal momento che in ogni caso nessuno avrà il privilegio di essere totalmente immune da colpa: ma non per questo saremo meno scusabili davanti alle vittime delle nostre limitazioni.

 

 

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