Il vegetarismo nelle religioni del mondo

Più si percorre all’indietro la storia delle religioni e maggiore è il rispetto e la compassione manifestata per ogni essere vivente. Questo sentimento d’amore universale, questa ricchezza morale e spirituale è andata gradualmente affievolendosi, specialmente nei paesi occidentali, a causa della filosofia aristotelica, agostiniana, d’aquiniana, cartesiana ecc. i cui principi antropocentrici se da una parte hanno posto l’uomo al centro della creazione dall’altra lo hanno staccato dalle sue origini naturali causando un progressivo disprezzo per tutto ciò che era ed è dissimile all’uomo.

Ebraismo

Anche se gli ebrei hanno versato più sangue di animali (a scopo alimentare e sacrificale) di qualsiasi altra razza umana (solo Salomone per la sua investitura fece immolare ben 120.000 pecore e 22.000 buoi), le regole relative all’alimentazione riguardano esclusivamente gli alimenti a base di carne. Gli animali consentiti devono essere erbivori e devono avere lo zoccolo fesso. Non è lecito mangiare la carne con il sangue (anche se questo sembra impossibile dal momento che se si può drenare il sangue dalle arterie non è possibile eliminarlo dai capillari).

Tra i vari richiami alla compassione verso gli animali vale ricordare: “Non essere tra quelli che s’inebriano di vino né tra coloro che sono ghiotti di carne” Pr, 23.30. “Fino a quando sarà in lutto la terra e seccherà tutta l’erba dei campi? Per la malvagità dei suoi abitanti le fiere e gli uccelli periscono” Ger, 12.4. A questo c’è da aggiungere che in molte circostanze Dio si serve degli animali per attuare i suoi programmi di salvezza: I’asina di Balaam, la colomba dell’Arca, il cane di Tobia, la balena di Giona, i leoni di Daniele ecc.

Ma anche se questo aspetto della Legge sia stato ampiamente disatteso dalla dottrina ufficiale, la popolazione israelita ha la più alta percentuale di vegetariani nel mondo, con l’eccezione dell’India. Anche oggi alcuni noti rabbini ed alcuni premi Nobel della cultura ebraica (come Isac B. Singer e Shuel Y. Agnon) sono convinti assertori dell’alimentazione vegetariana.

Islam

Nota è la compassione di Maometto verso la condizione degli animali; significativo è l’episodio in cui preferì tagliarsi un lembo del mantello, piuttosto che svegliare un gatto, sul quale si era addormentato. Il profeta vietò l’uso di uccelli per il tiro al bersaglio. Vedendo alcune persone che tiravano frecce ad un montone ne fu disgustato e disse: “Non usate violenza agli animali selvatici“.

In quel tempo in cui l’incesto tra madre e figlio era consuetudine e la gente usava tagliare carne da animali vivi, come la gobba e la coda ai cammelli, anche se il profeta preferiva cibi vegetariani per la popolazione permise l’alimentazione carnea, cercando di adottare la tecnica del graduale distacco seguita nell’Antico Testamento. Comunque, a coloro che avessero mangiato carne comandava di lavarsi la bocca prima di mettersi a pregare.

In una tradizione Sufi Allah disse a Maometto: “Se proprio dovete uccidere, al posto di 40 polli uccidete una capra, al posto di 40 capre uccidete 10 mucche, al posto di 40 mucche uccidete 10 cammelli“. Evidente è il valore attribuito alla vita indipendentemente dalla forma e dalla dimensione corporea della creatura.

Per il profeta infatti gli animali hanno un’anima: parlando del Giudizio egli li cita sovente. Secondo Maometto gli animali non sono nostri schiavi ma creature che Dio ci ha affidato e delle quali ci chiederà conto nel giorno del Giudizio. Alcuni discepoli gli chiesero se esistesse una ricompensa per chi fa del bene agli animali: “Esiste una ricompensa per chi fa del bene a qualunque essere vivente” rispose.

Alcune sette islamiche, come gli Sciti ed i Sufi, tengono in alta considerazione il vegetarismo come regola di vita. Una santa sufi, quando si isolava in una foresta a pregare molti animali le si facevano intorno. Un giorno andò a trovarla un altro sufi ma gli animali scapparono e questi chiese alla santa il motivo. “Che cosa hai mangiato oggi?” gli chiese: “Aglio fritto e lardo” rispose. “Ti mangi il loro corpo e vuoi che non scappino?” Altrettanto nota è la storia del cacciatore che scopre la pietà dall’uccisione di una cerva che allattava il suo cucciolo.

In ogni caso il Corano continuamente richiama alla compassione e alla misericordia per gli animali.

Islamismo. Il Corano recita: “Non c’è animale sulla terra cui Allah non provveda il cibo”. Da ciò se ne deduce che l’esistenza di tutti gli esseri è governata da Dio. Ma l’animale non è mai di proprietà assoluta dell’uomo: egli deve trattarli con il massimo rispetto.

Nell’Islam è valido il principio che chi non ha compassione per gli altri esseri viventi non avrà la compassione di Dio. Quando a Maometto viene chiesto se saremo compensati anche per il bene fatto agli animali, Egli risponde: “Si, qualsiasi bene venga fatto ad un essere vivente verrà ricompensato”. E ancora. Nei precetti è detto che una donna meritò i tormenti dell’inferno per aver  imprigionato una gatta e lasciata morire di fame. Il musulmano sa che può uccidere un animale solo per necessità. I seguaci del Profeta hanno cercato di emularlo mediante apposite leggi in modo che agli animali fossero risparmiati lavori penosi e che gli animali non venissero obbligati a compiere lavori oltre le loro possibilità. Il Califfo Omar Bin Abdul Aziz si preoccupava che le mulattiere fossero rese sicure perché temeva che nel giorno del Giudizio Dio potesse interrogarlo circa il perché non si fosse preoccupato di salvaguardare le vie percorse dagli animali. l’Islam ha inoltre regolamentato la caccia permettendola solo in caso di necessità e senza l’utilizzo di metodiche che possano far soffrire l’animale. La caccia fatta per il gusto di uccidere un vivente è totalmente condannata. Prima dell’Islam quando si invadevano le proprietà dei nemici era abitudine uccidere anche gli animali e abbattere le piante. Dopo è stato impedito questo ingiusto massacro.

Buddismo

Su due princìpi fondamentali si fonda la filosofia buddista, la saggezza e la compassione. Per il raggiungimento dell’una e dell’altra è indispensabile essere vegetariani.

Il primo dei precetti buddisti recita: “Non uccidere, anzi tutela ogni forma di vita“. L ‘unico testo ritenuto scritto di proprio pugno dal Buddha dice: “Le creature senza piedi hanno il mio amore, e così lo hanno quelle a due piedi e anche quelle a molti piedi. Possano tutte le creature, tutte le cose che hanno vita, tutti gli esseri di qualunque specie, non avere mai nulla che possa danneggiarle. Possa non accadere loro mai nulla di male“. Infatti la filosofia del Buddha mirava all’estinzione della sofferenza di tutti gli esseri viventi.

Dopo la morte del Buddha i discepoli incominciarono a dare maggiore importanza all’intenzione più che all’azione. I monaci accettarono di mangiare carne a condizione che l’animale non fosse stato ucciso per loro.

Il vegetarismo era ritenuto da Buddha una pratica essenziale per il risveglio spirituale dell’individuo. Nella sua lungimiranza profetica disse: “Ci saranno sciocchi che in futuro diranno che io ho dato il permesso di mangiare carne e che io stesso ne ho mangiata, ma io non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetto ora e non lo permetterò in alcuna forma, in alcun modo ed in nessun luogo; è incondizionatamente proibito a tutti“.

Uno dei compiti principali della missione del Buddha era proprio la liberazione degli animali dalla violenza umana. Gosvami, famoso maestro spirituale del XII sec. nella sua Gita Govinda, in omaggio alle 10 principali incarnazioni di Dio dice: “O mio Signore, o Persona Suprema. Tutte le glorie a Te. Per la tua grande compassione sei apparso nella forma di Buddha per condannare i sacrifici di animali raccomandati dai Veda“.

Il Buddha è considerato dagli indù la nona incarnazione di Vishnù, l’ottava è Krishna. Da questa parità tra tutti i viventi nasce la più grande dottrina della compassione che l’umanità abbia mai avuto. Il Buddha in uno dei suoi innumerevoli discorsi dice: “Io davvero non voglio quella felicità che si ottiene mediante l’infelicità degli altri. Uccidere un’altra creatura per cercare di averne un  vantaggio è indegno dell’uomo buono, compassionevole, quand’anche il frutto del sacrificio fosse eterno, tanto più dal momento che è imperituro”.

Oggi dalla grande famiglia buddista solo i monaci Zen hanno mantenuto inalterata la loro originale tradizione di vegetariani.

*In Cina ed in Giappone, dove fin dai tempi più antichi esistevano dei veri e propri codici di corretta alimentazione vegetariana, il consumo di carne, che era considerato negativo e quindi bandito, cessò del tutto intorno al 5° sec. d.C.. Nei templi e nei monasteri si diffuse l’abitudine di non mangiare alcun tipo di carne. Certi cibi, specialmente la carne di maiale, si diceva rendessero il respiro sgradevole agli antenati. Secondo la tradizione Shinto per ottenere la verità suprema era essenziale consumare cibi puri, cioè vegetariani.

Nello Zen, nelle storie del jtaka, le vite precedenti del Buddha, si narrano molti episodi in cui Siddharta nelle sue vite precedenti in corpo di animale sacrifica se stesso via via fino all’immolazione suprema. Nello Zen l’animale è un essere divino dotato di sensibilità e percepisce il dolore come e forse più dell’uomo.

Induismo

L’induismo oltre ad essere la più antica delle religioni asiatiche è anche il più forte sostenitore del vegetarismo.

I testi Vedici, scritti in sanscrito circa 3000 anni a.C., contengono migliaia di ingiunzioni contro il consumo della carne. Un maestro Veda così diceva al suo re: “Se una persona mangia carne umana, di cavallo o di altri animali, o priva gli altri del latte uccidendo le mucche, o re, se tale essere malvagio non desiste con altri mezzi, allora non devi esitare a tagliargli la testa” (R. Veda 10.87.16). E ancora: “Non dovete usare il corpo che vi è stato dato per uccidere le creature di Dio, siano esse umane, animali o di qualsiasi altra specie” (Yajur Veda 12.32).

Diretti richiami in tal senso vengono da altri maestri. “Le anime nobili, che sono attente a tutti gli esseri e che proteggono tutti gli animali, sono quelle che veramente hanno intenzioni serie verso le pratiche spirituali” (Atarva Veda 19.48.5). “Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente” (Manusmriti,6.60).

Nell’lnduismo particolarmente sentita è la legge dei karma. “Coloro che ignorano il vero Dharma e, pur essendo ignoranti e malvagi, si ritengono virtuosi uccidendo gli animali senza alcun rimorso o timore di essere puniti, in seguito, nelle loro vite future, questi peccatori saranno mangiati dalle stesse creature che hanno ucciso in questo mondo” (Srimad Bhagavatam 11.5.14).

O governatore del popolo, mio caro re, osserva nel cielo gli animale che hai immolato, senza compassione e senza misericordia, nell’arena sacrificale. Tutti questi animali stanno aspettando la tua morte per vendicarsi delle loro ferite. Quando sarai morto ti squarceranno il corpo con corna di ferro e mangeranno la tua carne” (Srimad Bhagavatam 4.25.7).

Nei testi antichi della tradizione vedica la licenza di mangiare la carne delle vittime sacrificale era accompagnata dalla frase: “Così come ora io mangio te nella prossima vita tu mangerai me“.

In seguito l’alimentazione vegetariana divenne sempre meno comune soprattutto a causa delle dominazioni straniere. Tuttavia ancora oggi l’83% della popolazione indiana è induista nella stragrande maggioranza è vegetariana. I cibi impuri impediscono l’ascesi spirituale: la carne degli animali uccisi è considerata come la carne dei propri figli e colui che ne mangia è reputato il peggiore degli uomini. La violenza sugli animali è infatti ritenuta la causa della violenza dell’uomo verso il suo simile.

I Veda riconoscono l’anima ad ogni creatura dotata della stessa dignità umana, e la stessa possibilità di raggiungere alti livelli di spiritualità: indipendente dal corpo in cui risiede l’anima, dal momento che tutti gli esseri viventi sono spiritualmente uguali. In quell’ottica i Veda descrivono le varie incarnazioni di Dio in forme non umane: il cavallo, il cinghiale, la tartaruga, il pesce. Uccidere questi animali significa rendersi colpevoli verso Dio.

I Veda non condannano soltanto coloro che mangiano la carne, ma chi uccide l’animale, chi vi partecipa, chi compra la carne, chi la prepara e chi la serve. Solo rispettando tutte le forme di vita si può rispettare lo spirito che le contiene e l’uomo può raggiungere la vera spiritualità e la vera saggezza.

Nei Veda e nella filosofia classica indiana l’animale è considerato sacro, come le piante e l’umanità tutto perché emanazione di Dio, in quanto costituito da quell’essenza spirituale che tutto pervade: ogni essere che prova piacere o dolore è un essere spirituale. Ogni essere può incarnarsi in un corpo animale, vegetale o umano a seconda del suo livello evolutivo. La letteratura vedica-brahmanica esorta al vegetarismo e all’osservanza dell’ahimsa, la deliberata volontà di non nuocere a nessun essere vivente e non lo fa per pietismo ma per conoscenza.

Per l’induista il concetto di persona, atman è comune a tute le creature è può trasmigrare migliaia di volte sia in corpi umani che animali.

L’Ahimsa (il principio della nonviolenza verso tutti gli esseri viventi che ha appunto la sua origine nei Veda) è tutt’oggi un aspetto centrale di tutte le religioni orientali e ispiratrice delle grandi iniziative di pace da Gandhi a M.L. King.

Il principio comune a tutte le grandi dottrine religiose e filosofiche “Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto” non può prescindere dall’alimentazione vegetariana, pena il subire le conseguenze del male causato secondo la legge del karma. La 3a legge di Newton “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” estende i suoi effetti dalla materia all’energia vitale che la pervade, portando alla logica conseguenza che l’uomo non paga solo per il male commesso verso quelli della sua stessa specie ma anche verso ogni creatura in grado di soffrire.

*L’Ahimsa è il principio fondamentale del Jainismo al quale i fedeli sono rimasti pienamente conformi per tutta la loro storia.

Il Jainismo, originato da Mahavira nel 600 a.C. circa, oggi conta 4 milioni di fedeli, tutti strettamente vegetariani. Famosi per i loro ospedali per animali e perché, più rigorosi dei buddisti nell’applicazione dell’Ahimsa, usano portare bende davanti alla bocca per evitare di ingerire moscerini.

Il Jainismo, conta 10 milioni di aderenti, è la dottrina della non-violenza universale. Per il jainismo la divinità è nella vita, anzi è la Vita stessa. La regola aurea è: “Vivi e lascia vivere”. “Ama tutti, servi tutti”, dove per tutti si intende ogni creatura umana, animale o vegetale. Ogni singolo essere vivente, che è divina e sacra, contiene un’anima individuale eterna, potenzialmente perfetta. Accanto ai templi jainisti si trovano spesso rifugi per animali anziani o feriti. Non di rado i jaina acquistano animali dal macello per dare loro salvezza e ricovero. Gli asceti jaina, i più perfetti, non possiedono nulla: hanno solo la scopa e la pezzuola sulla bocca: elemosinano il cibo e l’acqua nel palmo della mano. Contrariamente a quanto accade presso altre religioni, dove il salire nelle gerarchie ecclesiastiche comporta un sempre maggiore prestigio, nel jainismo con il progredire sul piano spirituale aumentano le rinunce e le restrizioni: i monaci e le monache possiedono solo un abito bianco, una ciotola per elemosinare il cibo e l’acqua, un bastone, una scopa per rimuovere gli insetti dal loro cammino ed una pezzuola sulla bocca per non nuocere ai batteri dell’aria.

L’origine del jainismo si perde nella notte dei tempi, al mondo sono noti solo gli ultimi 24 Saggi “Tirthankara” (Costruttori del ponte) il più recente dei quali, Mahavira era contemporaneo di Buddha e visse in India nel 600 a.C.  sia Buddha che Mahavira si opposero al vedismo a causa della divisione in caste e dei sacrifici animali.

Zoroastrismo

Zarathustra era un fervente sostenitore dell’alimentazione vegetariana. Condannò i sacrifici di animali ed i banchetti cruenti: “Chi ha cura del suo bestiame e non si nutre delle sue carni martoriate avrà lo spirito santo e la verità“. E ancora: “Colui che uccide un cane uccide la propria anima“. Oggi i Parsi (i seguaci di Zarathustra) che vivono in India, sono per la maggioranza vegetariani. Zarathustra     200.000 seguaci, combatte contro lo sfruttamento dei contadini e contro le crudeltà inflitte agli animali. Nel libro avestico Bundahishn si afferma che Dio decise la nascita di Zarathustra per predicare al mondo la “sollecitudine verso tutti gli esseri viventi”. E quando Zarathustra chiede a Dio quale sia la migliore azione ne riceve una risposta inequivocabile ed illuminante : “La migliore delle opere buone è, nei confronti del Cielo, adorare il Signore e, nei confronti della Terra, non maltrattare gli animali, far del bene al giusto, al parente, al fratello, al lavoratore”. La difesa degli animali è un punto centrale nel pensiero etico-sociale di Zarathustra. Si legge nell’Avesta: “Se una cagna in mezzo ad un pascolo partorisce, da chi riceverà protezione? Chi cura questo pascolo è obbligato a proteggerla, le farà un giaciglio e la difenderà se avrà dei cuccioli. O Signore, se qualcuno uccide la cagna che allatta, quale pena merita? Settecento colpi di bastone ferrato e altri settecento di scudiscio”. Per Zarathustra la condanna contro chi uccide gli animali è durissima. Chi uccide il bue uccide il motore dell’agricoltura, il fertilizzante del terreno, l’animale benefico. Interessante anche la genesi del peccato originale che trova fondamento nel consumo di carni che prima erano vive e tale consumo fu fatto da un uomo non da una donna. In una delle preghiere fondamentali insegnate da Zarathustra si afferma: “Mi pento, mi umilio, faccio penitenza per tutti i peccati che posso aver commesso contro il regno animale, contro la terra, contro l’acqua, contro la flora e tutta la vita erborea. Mi pento e mi umilio per ogni ingiustizia compiuta”. Offriamo le nostre preghiere a tutte le sorgenti, ai ruscelli, alle piante che crescono, alle imponenti foreste, e all’intera terra e al cielo, a tutte le stelle, al sole, alla luna, alle luci eterne. A tutti gli animali che vivono nelle acque, a quelli che vivono sulla terra, a quelli che dispiegano le ali in volo e a quelli che camminano nelle pianure. A tutti gli esseri animati, buoni e santi della tua Creazione, straordinario artefice di tutto.

Isismo egizio e mazdeismo zarathustriano fanno da supporto alla religione greca di Eleusini, all’Orfismo e alla teosofia pitagorica.

I grande santi Sufi, della Persia, erano vegetariani.  Così disse Mirdad: “Chi intraprende la vita spirituale non deve mai dimenticare che dovrà pagare con il suo sangue se mangia la carne”.

Nell’ambito del Giudaismo, il Libro dei Misteri di Enoch. Enoch è un viaggiatore dei cieli. In uno dei suoi viaggi celesti arriva ad un cielo in cui le anime degli animali accusano gli esseri umani davanti al tribunale dei morti: “Tutte le anime degli animali, nella grande èra, hanno un posto per loro, un grande recinto, un grande pascolo nel cielo. Poiché l’anima degli animali che il Signore ha creato non sarà annientata nella morte fino al giorno del Giudizio: da lì tutte le anime accusano l’uomo”. Sempre nel Giudaismo il Libro della Figura, uno dei libri più alti del misticismo ebraico, così dice riguardo alla crudele macellazione delle bestie: “Non arrechiamo danno agli animali affinché la loro anima non gridi contro di noi, poiché l’anima è il sangue, l’anima di ogni carne è nel sangue”.

La filosofia animalista nella Grecia antica

Nella cultura della Grecia antica il problema del rispetto per gli animali era molto sentito e dibattuto. Celso, autore di un’opera “Ricerca intorno agli esseri viventi” sostiene che l’universo non è fatto solo per l’uomo ma per tutte le creature. Nella Stoa si parla del soffio verde, pneùma, che permea tutte le cose. Per Platone, per il quale una sola anima passa attraverso una pluralità di corpi e di vita, la carne deve essere consentita solo ai soldati in guerra.

Empedocle attribuisce anche alle piante, oltre che agli animali, intelligenza e sentimento. Democrito esalta l’ingegnosità degli animali: i ragni tessitori, i castori costruttori di dighe, ecc. Secondo Stratone gli animali posseggono facoltà intellettive affini alle nostre. Teofrasto condannava la tradizione religiosa con i sacrifici di animali, diceva: “I sacrifici cruenti basati sull’uccisione degli animali sono buoni per i cattivi demoni non per gli dei che aborriscono il sangue“. Senocrate affermava che l’ingiustizia è uguale su qualunque essere vivente viene perpetrata. “Il comando “non uccidere” deve essere esteso dall’uomo ad ogni essere vivente“.

Plutarco scrisse un’esauriente opera circa la somiglianza dell’uomo con gli animali e sull’astensione del cibo a base di carne. Condannava severamente la caccia e gli spettacoli con l’uso di animali. In quanto all’alimentazione carnea diceva: “Non ci cibiamo di lupi e di leoni uccisi in nostra difesa, ma di esseri che non ci recano alcun danno, privi di strumenti che possono dilianarci e tali che la natura sembra averli formati solo per amore della bellezza e della grazia“. Ed infine il grande Pitagora diceva: “O miei simili, non profanate il vostro corpo con cibi peccaminosi. La terra offre un’abbondante riserva di ricchezze, di cibi innocenti e vi offre banchetti che non comportano uccisioni o spargimento di sangue. Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioie“.

Ma con Aristotele i confini tra i regni, fino a quel tempo mai nettamente delineati, vengono definitivamente marcati e anche se non attribuisce all’uomo alcuna posizione privilegiata agevola lo sviluppo del pensiero antropocentrico, raccolto poi da molti padri della cristianità nel tentativo di favorire un particolare rapporto dell’uomo col Divino. Di conseguenza l’uomo resta sempre più isolato; staccandosi dalle sue radici naturali perde il senso dell’unicità delle cose e si avvia al progressivo deprezzamento della Vita. Sarà la coscienza umana disumanizzata e la natura devastata a pagare gli effetti di un danno apocalittico.

Platone introduce l’affinità dell’anima con il mondo delle idee che considera eterne in contrapposizione alla caducità del corpo fisico.

I Padri della Chiesa e gli stessi Scolastici adottano il concetto aristotelico che vede la natura come un sistema gerarchico nel quale il maschio è superiore alla femmina, la femmina allo schiavo, lo schiavo all’animale e così via.

Singer, scrittore ebraico e premio Nobel dice: “Il vegetarismo è la mia religione”.

Egitto. Scrive Erotodo nel IV sec. a.C. che in Egitto tutti gli animali erano considerati sacri. Osiride ed Iside (che presiedono alla fecondità degli animali e delle piante aborriscono il sacrificio di animali. Nell’isola Elefantina i Persiani, in occasione della Pasqua ebraica, usavano compiere sacrifici animali. Gli egiziani colpiti da orrore saccheggiarono e distrussero il tempio di Yahvé. Per la più alta religiosità egiziana gli animali sono lo specchio della divinità. Scrive Porfirio: “Gli egiziani riconoscono che il divino non è presente solo nell’uomo ma è diffuso identicamente anche in tutti gli animali. Bisogna dunque astenersi dalla carne degli animali come dalla carne umana. Plutarco scrive che tutti gli egiziani pagano una tassa per l’edificazione delle tombe degli animali e che ad ogni bambino era assegnato un animale affinché ne avesse cura per tutta la sua esistenza.

Il rifiuto del sacrificio di sangue assume nell’Orfismo il carattere di una rifondazione della civiltà. Orfeo rivela che chiunque uccide un animale compie un omicidio.

Pitagora nella cerchia di politici prescriveva ai legislatori di astenersi dagli animali, poiché volendo loro praticare il sommo grado della giustizia non dovevano recare nessuna offesa agli animali. Infatti, come avrebbero potuto persuadere gli altri ad agire giustamente quando essi stessi fossero dominati dallo spirito di sopraffazione?. Pitagora stigmatizza il crimine di colui che uccide il bue che aiuta il contadino nei pesanti lavori dei campi.

Gli Oracoli Caldei ci informano: “Non è agli dei ma ai demoni che i sacrifici di sangue sono offerti.  Sono i demoni a gradire l’odore delle carni.

Gli indiani Sioux credono che l’uomo non siano al di sopra degli animali e che anche i minerali siano creature anche se non hanno gli occhi.

Esiste un esso profondo tra violenza agli animali e realtà sociale umana.

Lo spirito che vivifica l’universo è unico.

Hume, Bentham, Singer il rispetto per gli animali in quanto capaci di soffrire.

La croce di Cristo è l’assoluta identificazione di Dio con il debole, l’indifeso, l’innocente e quindi l’animale. Anche l’oppressore deve essere liberato. Non c’è possibilità di cambiare il mondo se non ci preoccupiamo anche dell’oppressore: deve essere liberato dalla rimozione della sua colpa. Quando il colpevole non ce la fa a portare su di se la responsabilità della sua colpa la rimuove, la dimentica.

Questa è la confessione di peccato delle chiese tedesche evangeliche fatto a Clamberg nel 1988: “Noi confessiamo davanti a Dio creatore degli animali e davanti ai nostri umani compagni che abbiamo fallito come cristiani perché abbiamo dimenticato gli animali nella nostra fede. Abbiamo tradito la missione di Gesù e non abbiamo servito i nostri fratelli ultimi, gli animali. Come pastori abbiamo avuto paura di dare spazio agli animali nelle nostre chiese, come chiesa siamo stati sordi al genere in travaglio a motivo del maltrattamento, dello sfruttamento dei nostri fratelli animali”. E il Padre nostro riscritto dice: “Padre nostro che sei nei cieli noi ti preghiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle, gli animali. Sia santificato il tuo nome in ogni creatura a cui tu hai dato il dono della vita, il tuo regno venga per gli animali che soffrono giornalmente l’ingiustizia nel regno degli uomini. Sia fatta la tua volontà rispettando ogni essere vivente sulla terra e nel cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, il pane dell’umiltà e non dello sfruttamento e perdona i nostri peccati contro i nostri fratelli maggiori gli animali, come noi perdoniamo coloro che peccano contro di noi quando ci ridicolizzano perché siamo impegnati a difendere i diritti degli animali. E non indurci in tentazione di adottare le tue creature per venire incontro alle nostre esigenze ma liberaci dal male che ci separa dalle tue creature e quindi da Te poiché tuo è il Regno della creazione, il potere della resurrezione nella gloria dei figli di Dio ora e sempre. Amen”.

Civiltà Egizia

Sulla piramide di Unas (V dinastia, 2300 c. a.C.) si legge: “Contro l’anima di quest’uomo non c’è accusa di un vivente. Contro di lui non c’è accusa di un morto, di un’oca, di una mucca”.

Al cospetto di Iside il defunto recita questa confessione: “Eccomi, Signore della verità, io sono venuto a te portandoti la verità…Io non ho maltrattato gli animali, non ho scacciato le greggi dall’erba, non ho preso alla rete gli uccelli del Dio, non ho rapito i pesci dai loro laghi…non ho ucciso bestiame divino”. Questa formula rituale scritta su rotoli di papiro del Libro dei morti, a partire dal IV al III millennio a.C. viene depositata nel sarcofago del defunto.

Le leggi di Manou, il codice legislativo antico, più evoluto, vigente dal IX al V sec. d.C. prescriveva: “Chi consente l’uccisione di un essere vivente, chi colpisce, chi ammazza, chi compra e chi vende, chi cucina e chi serve, chi mangia, sono tutti uccisori”.

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