I limiti della morale cristiana

Accanto alla morale cristiana (che limita la sua sfera d’azione alla sola specie umana) va affermandosi sempre più  la morale dei vegetariani e degli animalisti che estende i principi di rispetto e di giustizia  dall’uomo ad ogni essere senziente: una rivoluzione etica pari solo al superamento della cultura schiavista.

A questa stupenda realtà che emerge dalle nuove generazioni, che fa onore alla coscienza umana, alla civiltà, al progresso civile e spirituale, che si apre anche alle necessità di coloro che non appartengono alla specie umana, con una capacità di condivisione più vasta,  come risponde la Chiesa cattolica?

La morale dei vegetariani e degli animalisti non solo non viene accolta e valorizzata ma spesso vie è un palese rigetto, una totale chiusura ed un’esplicita accusa di sperperare energie che dovrebbero essere impiegate esclusivamente per la specie umana: come se l’umana gente non potrebbe interessarsi dell’una e dell’altra realtà. Avete mai sentito dire, da parte del clero, ”dopo che vi siete interessati dell’uomo preoccupatevi del benessere degli animali”? Nonostante gli animalisti in Europa siano ormai parecchie decine di milioni per la Chiesa il problema degli animali non esiste.

Come è possibile che siano i laici (che magari non fanno riferimento alla Patristica, alla Scolastica, né ai Testi Sacri ma semplicemente alla loro coscienza) a chiedere amore e rispetto per le creature più deboli e indifese, vittime del nostro egoismo e della nostra ingordigia?  Non dovrebbe forse  essere il clero, che per definizione incarna quei principi di non violenza e di amore, sostenere questa nuova ed edificante apertura morale? La Chiesa cattolica non dovrebbe apprezzare ed agevolare ogni espressione umana che rende l’uomo migliore? I cristiani diranno che non è nei loro principi interessarsi del benessere degli animali. Ma il problema è che l’indifferenza verso lo sfruttamento e l’uccisione degli animali incide negativamente sulla coscienza e sulla spiritualità dell’individuo e quindi non è un problema trascurabile.

Come può un prete lasciarsi superare in compassione, in sensibilità ed in senso di giustizia da un uomo qualunque che non ha per istituzione questa missione? L’indifferenza verso la sofferenza altrui non è il vero cancro della coscienza che i preti sono chiamati a curare? Il disprezzo della vita non si oppone al piano del Creatore? Non è forse la misericordia il vero valore del cristiano? E può la misericordia essere data all’uomo e negata all’animale? Quale amore è quello limitato ad un solo membro della famiglia mentre si è crudeli con gli altri componenti? Come possono negare l’evidenza che la nostra visione del mondo e della vita sia più vicina alla dimensione paradisiaca e quindi al progetto stesso di Dio? Perché la vita e la sofferenza dell’uomo hanno valore proprio mentre la vita e la sofferenza dell’animale non hanno alcun valore?

Che differenza c’è tra l’angoscia di un animale braccato e quella di un uomo in preda allo stesso terrore? Che differenza c’è tra il pianto di una mucca a cui è stato strappato il vitello per essere fatto a pezzi e mangiato e quello di una madre a cui un criminale ha sottratto un bambino? La Chiesa cattolica risponderà mai alle nostre domande o continuerà ad ignorare le nostre istanze chiudendosi, come è sempre successo in passato, di fronte alle nuove esigenze dell’animo umano?

Quanto sangue dovrà essere ancora versato prima che la Chiesa e gli educatori cattolici si accorgano che per l’ennesima volta sono rimasta indietro coi tempi?

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