Giovani Senza Ideali

Per millenni gli esseri umani hanno avuto come ideale la libertà e il benessere economico, condizione sociale prerogativa delle ristrette classi di potere. Le ultime generazioni occidentali, dopo rivoluzioni e battaglie sanguinarie, hanno realizzato questo grande obiettivo: attualmente il benessere economico di una famiglia di ceto medio è superiore a quella degli aristocratici di un tempo e la libera espressione in democrazia è quasi assoluta. Ma le ultime generazioni non hanno avuto, come le generazioni precedenti, un ideale per cui lottare, sperare, soffrire e sono piombate nel vuoto dell’esistenza perchè l’essere umano, per sua intrinseca natura, non può vivere senza un ideale in cui proiettarsi, un ideale che dia un senso all’esistenza, che lo coinvolga in un progetto positivo, costruttivo per se stesso e per la società in cui vive, pena la tristezza, il vuoto, la disperazione.

Ma quest’ultima generazione, di cui molti a torto o a ragione si lamentano, è il frutto della precedente che non ha saputo infondere quel bagaglio di valori, quel rispetto delle regole per un giusto, corretto e appagante modo di esistere e soprattutto non ha saputo infondere il senso del sacrificio e della rinuncia cui essa è stata soggetta. L’errore fondamentale, a mio a avviso, nasce dal fatto che i genitori di adesso, a loro volta figli dei periodi oscuri e di miseria, spesso repressi nella innata esigenza di libertà personale a causa di una durissima disciplina patriarcale, hanno voluto dare ai loro figli tutto ciò che essi non hanno avuto, cioè libertà di espressione e soddisfazioni materiali. La modernità ha dato poi il colpo di grazia alla famiglia, dal momento che i due genitori, per mantenere uno stato sociale confacente alle esigenze economiche, non hanno il tempo (e spesso la capacità) per seguire ed educare i loro figli i quali restano alla mercè di se stessi, di educatori esterni o dei mezzi di comunicazione televisivi, non sempre edificanti. Ma se è già difficile per un bambino sviluppare una personalità armonica e positiva con la presenza e il buon esempio dei due genitori, se uno dei due (o tutti e due) viene a mancare sperare che il ragazzo abbia saggezza e sani principi morali è una mera illusione.

I genitori non sono più in grado di dare ai figli la giusta educazione e questi crescono senza regole e senza remore, già vecchi a 13 anni, spesso arroganti e volgari, ubriachi di vizi, di alcol, fumo, droga, di sesso praticato alla più giovane età (e come potrebbe essere diversamente, può forse un terreno incolto dare ottimi frutti?); il risultato è che i figli non rispettano più i genitori perché questi non sanno assolvere al loro ruolo, non si comportano come tali, ma come amici alla pari e i figli trattano i loro genitori come amici e reagiscono nei loro confronti con termini anche offensivi e a volte con violenze o minacce, come nei confronti dei loro compagni di squadra. E dal momento che i figli sono stati messi al mondo per volere dei genitori rivendicano il diritto di essere assecondati nelle loro esigenze.

Così succede che i genitori per quieto vivere o perché impauriti dalle reazioni dei figli, non sanno imporsi alle loro spesso sconsiderate richieste, non capiscono che la giusta educazione è fatta di regole spesso anche severe che devono essere rispettate, che la giusta punizione può essere più formativa della facile concessione, che ogni cosa deve essere conquistata con l’impegno e il sacrificio, che occorre dare il giusto valore alle cose e avere la giusta gratitudine per quello che si possiede.

Insomma i genitori non sanno più essere tali perché non hanno tempo da dedicare alla famiglia e seguire i figli nel loro sviluppo e questo li rende deboli e incapaci di assolvere al loro ruolo di educatori. La donna, nel suo sacrosanto diritto di acquisire la parità dei diritti civili, ha finito col trascurare, anche se in parte, il suo determinante ruolo di madre-educatrice lasciandosi assorbire dalle possibilità di posizioni sociali sempre più accattivanti a scapito delle esigenze interiori che impone la sua stessa natura. E come conseguenza inevitabile si assiste a fatti di cronaca mai verificatisi prima, come in questo periodo: i figli arrivano ad uccidere i propri genitori e i genitori spesso arrivano ad uccidere i propri figli. E la classe politica, e non solo, spesso ipocrita e corrotta, a sua volta senza ideali superiori, (ma i governanti non sono che una fetta del popolo: quanti al loro posto non si comporterebbero allo stesso modo, se non peggio?) contribuisce con il cattivo esempio a influenzare negativamente la condotta dei giovani.

Trascurare le esigenze dell’anima significa dimenticare, lasciare morire la parte migliore di noi stessi; questo genera un grave scompenso nella nostra natura composta da corpo, mente e spirito. E siccome la dimensione materiale soddisfa solo una delle componenti fondamentali dell’entità umana questo, come in un tripode che non può essere stabile se privato di una gamba, nella vita dell’uomo viene a generasi instabilità, inquietudine, insoddisfazione, sofferenza, disperazione, vuoto esistenziale. Il resto è storia di un mondo, forse alla deriva.

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