ESPIANTO D’ORGANI: MORS TUA VITA MEA

Secondo la Commissione dell’Università di Harvard del 1968, un individuo è morto quando il suo cervello smette di manifestare attività registrabili, anche se continua ad avere il cuore battente, polmoni respiranti, reni drenanti. Questa nuova definizione di morte, che da quel momento ha reso possibile il trapianto di organi, favorisce il commercio di organi che spesso vengono prelevati da persone disperate, povere, e soprattutto favorisce, in certi paesi, il rapimento di persone, specialmente bambini, spesso per curare le malattie dei ricchi. In sostanza i soggetti in morte cerebrale serviranno a rispondere alle domande dei trapianti d’organo, (che ormai è un vero business) o saranno utilizzati dalla sperimentazione medica.

E’ ormai ben documentata la vendita di reni in numerosi paesi d’Europa in un commercio che serve a procurare organi dai poveri per i ricchi malati. Alcuni organi vengono venduti a somme considerevoli, un affare da milioni di dollari. Il traffico illegale di soli reni è stimato in 15.000 l’anno. Ci sono villaggi in Pakistan in cui a quasi tutti gli abitanti manca un rene. Pare che l’espianto dei propri organi sia uno dei modi imposto dalla mafia ai migranti per pagarsi il tragitto nel canale di Sicilia.

Nessuno, compresi i trapiantisti avrebbe il coraggio di mettere in una bara una figlia che respiri, sia pure in modo assistito, che abbia il cuore ed il polso che battono, che abbia la cute rosea e calda e che magari possa condurre a termine una gravidanza, come si è verificato più volte.

Il genitore lascerebbe prolungare l’agonia del figlio per il vantaggio altrui? E’ consapevole che con la sua firma sta autorizzando ad asportare il cuore, il fegato, i reni di suo figlio morente con bisturi e sega elettrica, dissanguamento totale, evisceramento e sbudellamento? Che sarà somministrato un farmaco paralizzante per impedire le reazioni del corpo, movimenti degli arti e del tronco, mentre aumenta la frequenza del polso e della pressione arteriosa? I genitori che per spirito di altruismo e compassione verso il beneficiario decidono di donare gli organi dei propri figli sanno cosa sia l’espianto? Possono decidere per i propri figli senza poterli interpellare? Anche nella consolazione che una parte del figlio vivrà in un altro , sono consapevoli, che stanno decidendo di donare ciò che non è di loro proprietà?

Centinaia di migliaia di persone in questi ultimi decenni sono state uccise con squartamento, e senza anestesia sulla base di un dogma che è risultato falso. Senza considerare se il paziente sarebbe stato o no consenziente.

Secondo le procedure in atto, un soggetto potrebbe essere dichiarato morto in alcuni paesi e in altri no. La stessa definizione di morte cerebrale può essere diversa da un paese ad un altro. Se una persona è ufficialmente morta i suoi organi non sono utilizzabili ai fini del trapianto; se invece sono utilizzabili vuol dire che sono stati espiantati da una persona ancora in vita. Prelevare organi da un cadavere sarebbe del tutto inutile.

Anche quando viene dichiarata la cessazione irreversibile di ogni attività encefalica (cervello, cervelletto e tronco encefalico), la morte cerebrale non costituisce la morte dell’intero individuo: se una gamba va in cancrena non si decreta la morte dell’individuo, anche se il paragone ha le sue distanze. Non solo filosofi e teologi ma nemmeno la comunità scientifica internazionale è concorde nel definire il concetto di morte cerebrale. Quindi nel dubbio è molto meglio trattare da vivo un morto che un morto da vivo.

In sostanza, la morte cerebrale non è sempre verificabile, mentre la morte cardiaca può essere reversibile in quanto sono stati trapiantati con successo cuori prelevati da pazienti in morte cardiaca. Molti sono gli episodi riportati dalla cronaca in cui persone in arresto cardiaco per parecchi minuti, come il noto giocatore inglese Fabrice Muamba che nel 2012 a 24 anni è rimasto in arresto cardiaco per 78 minuti, è poi tornato a vivere.

Con l’espianto degli organi non solo i congiunti non possono avere la consolante possibilità di stare vicino alla persona amata negli ultimi istanti della sua esistenza, ma quale conforto possono avere nel recarsi sul luogo dove sono sepolti solo i resti di una persona espiantata?

Inoltre. In quale momento avviene il congiungimento o il distacco dell’anima dal corpo? E’ possibile definire il confine esatto tra la vita e la morte? In quale momento ognuno di noi inizia ad esistere, nel momento del concepimento? Lo spermatozoo con l’ovocita non sono forse potenzialmente portatori di vita? E l’individuo non inizia forse a morire dal momento stesso in cui nasce? L’anima pervade ogni parte del corpo; nella dimensione trascendente, quale sarà il destino di una persona alla quale sono stati estratti gli organi interni? Ogni individuo è unico nel suo genere, come unici sono i suoi organi, che in nessun caso sono spiritualmente compatibili con un altro individuo.

Non è nella nostra visione delle cose condividere l’espianto di organi, dal momento che tale pratica favorisce la cultura sintomatologica trascurando le cause che determinano le malattie che nella maggior parte dei casi sarebbero evitabili con un corretto stile di vita. Nei casi in cui invece è un incidente a causare il coma irreversibile, oppure una malattia genetica, allora è necessario che una persona stabilisca nel pieno delle sue facoltà mentali se consentire o no l’espianto dei suoi organi e solo dopo essere stato informato della pratica attuazione dell’espianto. In questi casi la domanda dovrebbe essere: sei disponibile a donare i tuoi organi se ti trovassi in coma irreversibile ma con circolazione in atto, respirazione e cuore battente?

(Spunti tratti dal libro di Roberto Fantini “Vivi o morti? Morte cerebrale e trapianto di organi: certezze vere e false, dubbi e interrogativi. Edizioni Efesto)

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